«Vedo più probabile che questa guerra non duri molto. Perché il prezzo della benzina negli Usa sta aumentando molto e questo dà molto fastidio alle famiglie americane e ci sono le elezioni a novembre». Così il noto economista Carlo Cottarelli parlando a margine della lectio magistralis, dal titolo “L'economia italiana nell’ultimo quarto di secolo e le prospettive future”, tenuta all'Unical nel corso di un evento promosso dal Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania”, in collaborazione con il Rotary Club Rende.

«Se però non fosse così i prezzi andranno su parecchio rispetto al livello attuale. I prezzi attuali - ha spiegato - riflettono l'aspettativa dei mercati di una soluzione abbastanza rapida della crisi, se non è così c'è chi parla anche di un prezzo del petrolio a 200 dollari al barile». E ancora: «Le nostre esportazioni verso le regioni interessate dal conflitto valgono intorno ai 17 miliardi di euro all'anno, non solo per quanto riguarda la moda ma anche la meccanica».

«Noi siamo ancora troppo dipendenti dagli idrocarburi, altri Paesi come la Spagna - ha osservato Cottarelli - hanno sviluppato le rinnovabili più di noi e, al tempo stesso, hanno tenuto il nucleare che noi abbiamo abbandonato nel 1987, quindi siamo in una posizione più sensibile all'aumento dei prezzi degli idrocarburi».

Cottarelli si è quindi soffermato sul post referendum: «Non ci sarà instabilità nell'immediato. Questo governo arriverà alla fine della legislatura, a meno che non decidano di andare alle elezioni nella prossima primavera». Tuttavia «questa è la prima sconfitta per Giorgia Meloni, la sua aura di invincibilità è stata intaccata. Se ci si poteva aspettare una vittoria anche alle prossime elezioni forse, adesso, la cosa diventa meno probabile. In questo senso si è intaccata l'idea della stabilità, ma non riguarda i prossimi 12 mesi, bensì le elezioni successive».

E sul debito pubblico: «La situazione è migliorata, senz'altro, rispetto a 15 anni fa, quando si temeva che l'Italia andasse in bancarotta. Lo spread - ha osservato Cottarelli - si è alzato negli ultimi giorni ma rimane ancora abbastanza basso. Questo grazie al governo che ha mantenuto prudenza nella gestione dei conti pubblici. Bisogna vedere se le cose cambiano, adesso, con il risultato del referendum. Spero che non ci sia la tentazione di usare la leva dei soldi pubblici per facilitare una vittoria alle prossime elezioni».

«Non siamo più il fanalino di coda dell'Europa. Ma cresciamo sempre meno degli altri Paesi», ha evidenziato il professore Cottarelli. «Non essere fanalino di coda vuol dire che non siamo gli ultimi della classe. L'ultimo Paese è la Germania. La Spagna oggi fa in tre mesi quelli che noi facciamo in un anno. Perché? Perché - ha spiegato - oggi in Italia è difficile fare impresa e lo dico rispetto a Paesi come la Spagna. Bisogna rendere l'Italia un Paese dove è più facile fare impresa privata».

Infine un passaggio sul Ponte sullo Stretto: «Doveva essere realizzato già lo scorso anno. Penso che le grandi opere siano importanti, ma darei priorità ad altre opere».