Per l’architetto e designer calabrese «la Calabria possiede competenze, risorse e sensibilità che meritano di essere conosciute molto di più». Una terra ricchissima che «non ha nulla da invidiare ad altri territori mediterranei»
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Dalla sua terra d’origine ai grandi mercati internazionali, passando per New York e per i progetti in Grecia: il percorso di Giuseppe Samà, architetto e designer calabrese con base professionale a New York, racconta una Calabria ricca di talento, materiali, cultura e competenze ancora da valorizzare pienamente.
In questi giorni Samà è tornato in Calabria. Un ritorno alle proprie radici che, per un professionista abituato a muoversi tra New York, il Mediterraneo e nuovi mercati internazionali, non significa soltanto ritrovare luoghi e affetti. Significa anche osservare la propria terra con occhi diversi, incontrare realtà produttive, visitare cantieri, cercare nuove collaborazioni e provare a costruire connessioni tra le eccellenze calabresi e il mondo.
È forse il volto meno raccontato del cosiddetto “turismo di ritorno”: quello di chi torna nei luoghi da cui è partito, ma lo fa con l’esperienza maturata all’estero e con la capacità di leggere un territorio attraverso il progetto, l’architettura e le opportunità economiche.
La Calabria, così, non è soltanto una destinazione affettiva. È una terra da riscoprire, valorizzare e mettere in relazione con il mondo.
Durante il soggiorno, oltre a dedicarsi alla famiglia e alla riscoperta del territorio, Samà ha avuto modo di visitare alcuni cantieri legati ai propri progetti e di incontrare nuove realtà produttive. Un’attività che si inserisce in una dimensione sempre più importante del suo lavoro: individuare aziende, artigiani e produttori italiani capaci di portare qualità, materiali e cultura progettuale nei mercati internazionali.
«Quando torno in Calabria cerco sempre di guardarla con due occhi: quelli di chi è legato profondamente alla propria terra e quelli del professionista che lavora ogni giorno in un contesto internazionale. La Calabria possiede competenze, risorse e sensibilità che meritano di essere conosciute molto di più. Il mio obiettivo è creare, quando possibile, un collegamento tra queste eccellenze e i progetti ai quali lavoro all’estero».
La regione dispone di un patrimonio straordinario: paesaggi costieri e montani, borghi storici, tradizioni artigianali, produzioni agroalimentari, materiali naturali e una cultura dell’accoglienza che potrebbero diventare alcuni dei suoi principali motori di sviluppo.
Il problema, secondo Samà, non è l’assenza di qualità, ma la difficoltà di organizzarla, comunicarla e inserirla in una strategia comune.
«Spesso la Calabria non ha nulla da invidiare ad altri territori mediterranei. Quello che manca è una visione coordinata, capace di unire infrastrutture, formazione, turismo, imprese e promozione internazionale. Le eccellenze esistono, ma devono essere messe in rete».
La Calabria come piattaforma mediterranea
È proprio questo il punto d’incontro tra il turismo di ritorno e una visione professionale più ampia. Tornare non significa necessariamente fermarsi, ma può diventare un modo per ripartire portando con sé qualcosa del territorio.
La ricerca riguarda in particolare materiali, lavorazioni artigianali e aziende capaci di rispondere agli standard richiesti dai progetti di alta gamma. Pietra, marmo, legno, ceramica, tessuti e produzioni su misura rappresentano un patrimonio nel quale l’Italia continua ad avere un ruolo importante e che, secondo Samà, può trovare nuovi spazi nei mercati internazionali.
La Calabria potrebbe diventare una vera piattaforma mediterranea per il design, l’ospitalità, il benessere e la valorizzazione del paesaggio. Non soltanto una regione da visitare durante l’estate, ma un luogo capace di attrarre investimenti, professionisti, studenti, imprese e nuovi residenti.
Per raggiungere questo obiettivo, però, servirebbe un progetto politico e culturale di lungo periodo.
«Se fossi un politico, partirei da una domanda semplice: come possiamo trasformare ciò che abbiamo già in un sistema competitivo? Non credo che la Calabria debba imitare altre regioni o altri Paesi. Dovrebbe invece costruire un modello proprio, fondato sulla sua identità mediterranea, sulla qualità del paesaggio e sulle competenze locali».
Tra le priorità indica il miglioramento dei collegamenti, la riqualificazione dei centri storici, il sostegno alle imprese artigiane, la formazione professionale e una promozione internazionale più strutturata.
«Investirei innanzitutto nelle infrastrutture e nella mobilità, perché senza collegamenti efficienti anche il territorio più bello rischia di rimanere isolato. Poi lavorerei sulla formazione, creando percorsi legati all’ospitalità, al design, alla gestione dei beni culturali, alla ristorazione e alle nuove tecnologie. Infine costruirei un marchio territoriale forte, capace di raccontare la Calabria non come una terra da compatire, ma come una regione contemporanea, creativa e competitiva».
Secondo Samà, sarebbe inoltre necessario favorire il ritorno dei giovani e dei professionisti calabresi che hanno maturato esperienze fuori regione o all’estero.
«Il turismo di ritorno non dovrebbe riguardare soltanto chi viene in Calabria per trascorrere qualche settimana. Dovrebbe includere anche chi vuole tornare a lavorare, investire, aprire un’attività o trasferire competenze. La diaspora calabrese può diventare una rete internazionale straordinaria, se viene coinvolta con strumenti concreti».
Dalla Calabria al mondo
Il percorso professionale di Giuseppe Samà è sempre più caratterizzato da una dimensione internazionale. La sua attività di architetto e interior designer lo porta a lavorare tra gli Stati Uniti e diversi mercati esteri, con particolare attenzione al settore dell’hospitality di lusso, delle residenze private, delle spa e del wellness.
New York rimane uno dei principali punti di riferimento del suo lavoro, ma negli ultimi anni si sono aggiunti nuovi progetti e nuove opportunità nel Mediterraneo e in altri mercati emergenti.
Tra questi ci sono i progetti in Grecia, dove Samà porta avanti una ricerca progettuale legata al suo stile mediterraneo: un linguaggio fondato sulla luce naturale, sui materiali autentici, sui colori caldi e sul rapporto con il paesaggio.
«Il Mediterraneo non è uno stile decorativo. È un modo di vivere lo spazio. Significa lavorare con la luce, con la materia, con il vento, con la vegetazione e con il paesaggio. Nei progetti in Grecia cerco di interpretare questi elementi in modo contemporaneo, senza trasformarli in una semplice citazione estetica».
La Grecia rappresenta, in questo senso, un contesto particolarmente significativo. Le isole, le architetture bianche, la pietra, il mare e la relazione tra interno ed esterno diventano parte di una ricerca che guarda alla tradizione mediterranea, reinterpretandola attraverso esigenze contemporanee di comfort, sostenibilità e ospitalità.
I prossimi mesi guardano già oltre l’Atlantico e oltre l’Europa.
Tra le nuove opportunità ci sono interlocuzioni e progetti in sviluppo che interessano mercati come l’Arabia Saudita e il Marocco, oltre alla continua evoluzione della sua attività professionale a New York.
Mercati molto diversi tra loro, ma accomunati da una crescente attenzione verso l’architettura, il design, l’hospitality e il concetto di lusso contemporaneo.
«Gli orizzonti oggi sono molto ampi. Lavorare a New York mi ha permesso di costruire una mentalità internazionale, mentre i progetti in Grecia mi hanno dato l’opportunità di approfondire ancora di più il rapporto con il Mediterraneo. Arabia Saudita e Marocco rappresentano invece contesti in forte trasformazione, nei quali architettura, ospitalità e cultura possono diventare strumenti di sviluppo».
Un ponte tra Calabria, New York e Mediterraneo
La sua attività si muove quindi lungo un asse che collega realtà apparentemente lontane: la Calabria, New York, la Grecia, il Marocco e l’Arabia Saudita.
Da una parte una delle città più internazionali al mondo, dall’altra territori caratterizzati da una forte identità, da paesaggi mediterranei e da tradizioni artigianali ancora capaci di esprimere qualità.
È in questo spazio tra locale e globale che Samà sembra voler costruire il prossimo capitolo della propria attività.
La Calabria, in particolare, potrebbe diventare il punto di partenza di una nuova narrazione internazionale. Una narrazione capace di unire il patrimonio storico e naturale della regione con il design contemporaneo, l’ospitalità di qualità e la capacità produttiva delle imprese locali.
«Non penso alla Calabria soltanto come a un luogo da proteggere. Penso anche a un territorio da attivare. Proteggere il paesaggio significa renderlo vivo, creare opportunità, sostenere chi lavora e impedire che i giovani siano costretti a partire. La bellezza, da sola, non basta: deve essere accompagnata da una visione».
Se avesse la responsabilità politica di guidare questo processo, Samà punterebbe su pochi obiettivi chiari: collegamenti più efficienti, recupero dei borghi, sostegno alle imprese, formazione internazionale, valorizzazione dei materiali locali, turismo distribuito durante tutto l’anno e una maggiore collaborazione tra pubblico e privato.
«Creerei una cabina di regia capace di mettere insieme istituzioni, università, imprese, professionisti e comunità locali. La Calabria ha bisogno di smettere di procedere per iniziative isolate. Serve una strategia comune, con obiettivi misurabili e una comunicazione professionale rivolta anche ai mercati esteri».
Il ritorno in Calabria, quindi, diventa qualcosa di più di una parentesi estiva. Diventa un momento per verificare lo stato dei progetti, incontrare nuove realtà, cercare collaborazioni e immaginare come le competenze e le eccellenze del territorio possano viaggiare oltre i confini regionali e nazionali.
Un viaggio che parte dalla Calabria, passa per New York, attraversa la Grecia e continua verso nuove destinazioni.
Perché tornare alle proprie radici non significa necessariamente guardare indietro.
A volte significa avere basi più solide da cui guardare ancora più lontano.

