La Suprema Corte conferma la linea del Consiglio di Stato: le proroghe automatiche delle concessioni balneari sono illegittime perché in contrasto con il diritto europeo. Respinto il ricorso di 22 imprese di Rimini. Intanto la Calabria prova a difendere il proprio “modello”
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Non c’è altra via se non le gare pubbliche. La Corte di Cassazione conferma la decisione del Consiglio di Stato che con la sentenza n.17 del 9 novembre 2021 ha giudicato illegittime le proroghe automatiche delle concessioni balneari. Il Consiglio di Stato era intervenuto per dirimere una questione giuridica sollevata dalla Regione Sicilia.
I ricorsi dei balneari riminesi
La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sul ricorso presentato da 22 aziende balneari di Rimini che contestavano i contenuti della sentenza del 2021. Queste imprese hanno impugnato la deliberazione del Consiglio di Stato chiamando in giudizio la presidenza del Consiglio dei ministri, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e il Comune di Rimini. Per i balneari della nota località turistica romagnola gli stop imposti non avrebbero validità.
L’ordinanza della Cassazione
Non è dello stesso avviso la Cassazione che ha rigettato la richiesta, evidenziando altresì che la sentenza del Consiglio di Stato non può essere contestata da chi risulta estraneo al procedimento che ha dato origine alla decisione. Le aziende riminesi non avrebbero dunque potuto fare opposizione, rendendo di fatto inammissibile il ricorso.
Il rispetto del diritto europeo
Più volte sia il Consiglio di Stato sia la Cassazione hanno richiamato al rispetto del diritto “Eurounitario” avvertendo che qualsiasi norma legislativa nazionale preveda «la proroga automatica delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative» sia da considerare illegittima e nulli i suoi effetti.
Le proroghe e i rinvii
Negli anni i governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno contribuito a sostenere il diritto dei balneari, optando per le proroghe e rinviando sia le procedure comparative sia le gare pubbliche che avrebbero dovuto ridisegnare la mappa delle concessioni. Per essere in linea con le norme europee le autorizzazioni sarebbero dovute decadere tutte entro il 31 dicembre 2023. Sono passati quasi tre anni e la situazione risulta più complicata di prima.
Il bando tipo
I concessionari attendono novità sul fronte del “bando tipo”, lo schema di riferimento introdotto dal decreto legge n. 32/2026 per guidare i Comuni nell'affidamento delle spiagge. Questo modello serve a uniformare le procedure di gara in tutta Italia in vista delle future assegnazioni. Le gare dovrebbero partire in autunno. Il condizionale è ancora d'obbligo. Le concessioni attuali sono prorogate fino al 30 settembre 2027.
Il modello Calabria
La Regione Calabria si è da poco dotata di una legge regionale che prevede che se non c’è “scarsità di risorse” le gare non vanno fatte e le concessioni posso restare agli attuali titolari. Sarà compito dei Comuni realizzare la mappatura del territorio valutando, tra l’altro, se “manca l’interesse transfrontaliero”. Ora si attende il pronunciamento del Governo.
I numeri del settore in Italia
Secondo l'ultima indagine di Unioncamere-InfoCamere, basata su dataset del registro delle imprese delle Camere di commercio, le aziende del settore sono 7.352. In testa l’Emilia-Romagna con 1.052, seguita dalla Toscana con 917 e dalla Liguria con 797.
I Comuni più balneari d’Italia
Tutti romagnoli i primi tre comuni con il maggior numero di imprese balneari: Ravenna (186), Cervia (154) e Rimini (150). Seguono Viareggio (125), Cesenatico (117) e Riccione (116).
La situazione nelle regioni e nelle province
La Sardegna è la regione in cui dal 2011 il numero delle imprese è triplicato, con una crescita eccezionale del 190%. La provincia italiana con il maggior numero di stabilimenti balneari è Savona, con 447, seguita da Rimini con 416 e Lucca con 402. Cosenza è quarta con 361 stabilimenti.
I bilanci delle imprese
Nomisma nel 2024 ha stimato un fatturato medio di circa 260mila euro ad azienda, generato per il 50% dai servizi tradizionali: spiaggia, parcheggio e noleggio attrezzature. Bar e ristoranti arrivano a contribuire con una quota addizionale intorno al 48% del totale. Per otto imprenditori su dieci, tra titolari e soci, l’impresa balneare rappresenta la principale fonte di reddito della famiglia.
Gli investimenti
Negli ultimi 2 anni, sempre secondo Nomisma, il 60% dei gestori ha investito in attrezzature ed arredi per ristorante e bar ed in strutture amovibili e ha migliorato i servizi in spiaggia e l’area destinata ai bambini. Gli addetti sono circa 70mila, 53mila dei quali lavoratori stagionali. Il fatturato complessivo tocca i 2 miliardi di euro.

