Il caro gasolio torna a pesare sulle imprese calabresi e, in particolare, su quelle che operano nel settore dei trasporti e del turismo. Con il petrolio tornato verso quota 109 dollari al barile e il diesel oltre i 2,20 euro al litro, Giuseppe Sirianni, amministratore di RentCalabria, rilancia l’allarme già sollevato cinque mesi fa e chiede interventi che vadano oltre le misure temporanee.

«Cinque mesi fa avevo lanciato un allarme sul caro gasolio e sulle conseguenze che l’aumento dei costi avrebbe potuto avere sul settore NCC e, più in generale, sul turismo calabrese. Oggi siamo ancora qui. E la sensazione è che, invece di aver risolto il problema, ci troviamo nuovamente a rincorrerlo».

Sirianni parte dai numeri: «Il petrolio è tornato a correre verso i 109 dollari al barile e il gasolio sulla rete stradale nazionale ha superato i 2,20 euro al litro. Per chi lavora ogni giorno sulla strada non è soltanto un dato economico da leggere sui giornali: è un costo concreto che entra direttamente nell’attività, nel prezzo dei servizi e nella possibilità di continuare a investire».

Un problema che, sottolinea l’amministratore di RentCalabria, va ben oltre il comparto NCC: «Riguarda taxi, autotrasporto, agricoltura e imprese che devono spostare persone o merci. Per tutti il carburante rappresenta una voce di costo difficile da comprimere. E alla fine una parte di questi aumenti arriva inevitabilmente anche alle famiglie e ai consumatori».

Sul tavolo ci sono anche gli interventi adottati dal Governo. «La riduzione temporanea delle accise sul gasolio va riconosciuta. Il problema è la natura di questi interventi. L’ultima proroga arriva fino al 17 settembre e ancora una volta imprese e famiglie si trovano a pochi giorni da una nuova scadenza, senza sapere cosa succederà dopo».

Secondo Sirianni, infatti, il meccanismo rischia semplicemente di inseguire l’aumento dei prezzi: «Quando il prezzo del petrolio e del carburante aumenta, si interviene con un taglio delle accise. Ma nel frattempo il prezzo di partenza è già salito. Il taglio contiene l’aumento, ma non cancella quello che è già avvenuto. In pratica ci ritroviamo con uno sconto applicato su un prezzo sempre più alto».

Da qui la richiesta di una strategia diversa: «Un intervento temporaneo può essere necessario in una fase di emergenza, ma non può diventare la soluzione permanente. Non possiamo abituarci all’idea che un litro di gasolio sopra i due euro sia semplicemente la nuova normalità».

L’amministratore di RentCalabria chiama in causa anche le categorie interessate. «Perché continuiamo a lamentarci tra colleghi, nei gruppi WhatsApp e sui social, ma quando arriva il momento di fare squadra diventa tutto più difficile? Se il problema è comune, anche la capacità di rappresentarlo dovrebbe esserlo».

Per le aziende NCC, aumentare continuamente le tariffe non rappresenta una soluzione sostenibile. «Possiamo davvero trasferire ogni aumento sul cliente finale? Il cliente è il turista, il professionista, la famiglia, l’azienda che deve organizzare un trasferimento. Anche loro stanno affrontando un aumento generale dei costi e il mercato non può assorbire aumenti all’infinito».

Una questione che si intreccia direttamente con le prospettive del turismo calabrese: «Parliamo continuamente di crescita del turismo, nuovi collegamenti, destagionalizzazione e competitività. Ma il turismo non è fatto soltanto di alberghi e voli. Un turista deve arrivare dall’aeroporto alla struttura, spostarsi tra le località, raggiungere porti, stazioni, borghi e attrazioni. Se ogni servizio deve diventare più caro per compensare l’aumento dei costi, rischiamo di rendere più costosa la destinazione Calabria proprio mentre cerchiamo di renderla più competitiva».

Sirianni precisa che la richiesta non è quella di lasciare i costi sulle spalle delle aziende: «Non significa chiedere alle imprese di lavorare in perdita. Significa creare condizioni che permettano alle aziende di lavorare, investire, assumere e offrire servizi di qualità senza dover scaricare ogni emergenza sul cliente».

Infine il richiamo alla politica e alla necessità di superare la logica delle proroghe: «Per anni abbiamo sentito parlare delle accise sui carburanti come di un problema da ridurre o eliminare. Oggi siamo ancora qui a discutere di interventi temporanei. Il Governo è intervenuto e questo va riconosciuto, ma una cosa è affrontare un’emergenza, un’altra è affrontare strutturalmente un problema che rischia di ripresentarsi ogni volta che il prezzo del petrolio sale».

«Le campagne elettorali passano, gli slogan passano, i governi cambiano. Il conto alla pompa, invece, rimane. Serve un confronto serio tra Governo, istituzioni territoriali, associazioni di categoria e imprese, con numeri e proposte concrete. Non possiamo continuare a rincorrere il problema con proroghe di pochi giorni, ma non possiamo nemmeno pensare di risolverlo aumentando continuamente i prezzi dei servizi».

E chiude con una domanda: «Quanto ancora siamo disposti a sopportare prima di decidere che è arrivato il momento di affrontare il problema seriamente?».