Massimo Falbo (Assoviaggi) preoccupato dai 100 milioni di euro di cancellazioni a livello nazionale mentre la Calabria è ultima in Europa per flussi turistici in entrata: «Chi deve venire dal Nord ci ripenserà perché mancano i voli e resta lo spettro del caro carburante»
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Il turismo calabrese non ha mai davvero rimesso la testa fuori dall'acqua dopo il Covid. E ora, con i voli dimezzati, i costi raddoppiati e il Medio Oriente che brucia, rischia di affogare del tutto. A fotografare la crisi è Massimo Falbo, responsabile regionale di Assoviaggi, con parole che non lasciano spazio all'ottimismo.
Tra emergenza e paura: il doppio shock sul turismo
Falbo parte da una distinzione fondamentale: «Chi lavora sull’outbound ha vissuto due momenti diversi. Il primo è stato quello dell’emergenza immediata tra clienti bloccati all’estero, voli cancellati e rientri da riprogrammare. Un caos logistico enorme, con costi altissimi».
Una fase acuta, seguita però da un impatto più profondo e duraturo: «Dopo si è scatenato il panico. La paura di viaggiare, soprattutto verso alcune aree. Il Medio Oriente, in questo momento, viene evitato: Dubai, Oman, Qatar, Mar Rosso. Destinazioni che erano molto richieste oggi sono ferme».
A questa componente emotiva si aggiunge quella economica: «I costi dei voli sono raddoppiati. Un San Paolo (Brasile)-Italia andata e ritorno che pagavamo 650 euro oggi costa 1200. Questo cambia completamente le dinamiche di mercato». E incide direttamente sulla fiducia dei viaggiatori: «Non c’è più certezza. I voli vengono tagliati anche all’ultimo momento, e le persone non prenotano».
I numeri della crisi e l’effetto domino sull’incoming
I dati confermano la portata del fenomeno: «Parliamo di quasi 100 milioni di euro di cancellazioni secondo Confesercenti». E ancora: «Stando a uno studio del Centro Studi Turistici Firenze per conto di Assoviaggi, su circa 700 agenzie analizzate, ci sono state oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o spostate».
Le conseguenze sono pesanti anche per chi, come Massimo Falbo, lavora in qualità di tour operator nel settore dell’incoming: «Abbiamo gruppi dall’America Latina che facevano tappa in Italia prima di andare in Israele: cancellati tutti. Questo significa rimborsi, liquidità bloccata, risorse ferme». Anche quando i viaggi partono, lo fanno ridimensionati: «In alcuni gruppi abbiamo perso fino al 50% degli iscritti per via dei costi».
Il risultato è un sistema in sofferenza, dove l’incertezza è diventata la variabile dominante: «Il problema più grande oggi è che non sappiamo cosa succederà. E il turismo è un settore che non reagisce bene all’incertezza».
L’isolamento e le fragilità strutturali della Calabria
In questo difficile contesto globale, la Calabria mostra tutte le sue debolezze. «È l’unica regione in Europa che non ha recuperato i livelli pre-Covid né in termini di presenze né di fatturato, ed è ultima nel continente per flussi turistici in entrata», evidenzia Falbo. Un ritardo che non nasce oggi, ma che oggi diventa ancora più evidente.
Il responsabile regionale di Assoviaggi, in tal senso, è diretto: «Sulla Calabria non esistono dati reali. Si contano i pernottamenti, ma non tutto il sistema del turismo organizzato: trasporti, guide, esperienze. È una fotografia incompleta». Ma il nodo principale resta l’accessibilità: «Chi deve venire da Roma in su, senza voli, non viene. E in macchina non conviene, perché i costi sono altissimi».
La rete dei collegamenti è insufficiente: niente voli per Malpensa, pochi collegamenti con Roma, mentre aeroporti vicini come Palermo, Bari e Brindisi hanno una presenza stabile di compagnie di bandiera. In Calabria, invece, pesa una situazione sbilanciata: «Ryanair ha di fatto monopolizzato l’aeroporto di Lamezia. E non si sono utilizzati i fondi disponibili per ampliare le infrastrutture, come le piste d’atterraggio a Lamezia Terme, e attrarre così altre compagnie».
Costi in aumento e assenza di strategie
Se durante il Covid il turismo di prossimità aveva rappresentato una parziale soluzione, oggi quello scenario è molto più difficile da replicare: «Allora non si poteva volare, ma ci si poteva muovere in macchina. Oggi spostarsi in auto costa quasi quanto un volo di qualche anno fa».
Il problema dei costi è trasversale in quanto ingloba voli, carburanti e servizi. E si riflette su tutta la filiera: «Quando arrivano gruppi dall’estero, dobbiamo organizzare trasporti, attività, esperienze. L’aumento dei carburanti incide su tutto. È il turismo organizzato a soffrire di più».
Nel frattempo, altri mercati reagiscono con politiche aggressive. Falbo cita il caso di Dubai: «Gli hotel hanno tagliato i prezzi dal 30 all’80% per attrarre turisti. E durante la crisi hanno coperto tutti i costi extra dei viaggiatori bloccati». Una strategia che guarda al medio periodo: «Chi è stato aiutato in quel momento se lo ricorderà».
In Calabria, invece, non si registrano interventi significativi: «I prezzi non sono stati ritoccati e non c’è stata una strategia coordinata». Anche sul fronte istituzionale le aspettative sono basse: «Non credo che le istituzioni locali possano incidere su questa fase. E le richieste di indennizzo al Governo non hanno avuto seguito».
Un settore in attesa
Il turismo, per sua natura, è sensibile agli shock esterni. Ma a differenza di altri settori, fatica ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti di costo: «Quando i prezzi aumentano, la domanda non si adegua. Semplicemente si riduce», osserva Falbo.
Territori come la Calabria, poi, non hanno molti margini per assorbire l’urto, anche perché faticano a competere sulla qualità. Che è – come evidenzia l’esperto – «qualità delle strade, dei servizi e delle strutture ricettive».
Il rischio è che l’attuale fase di incertezza non sia solo una parentesi, ma un ulteriore fattore di rallentamento per un sistema che non ha mai completato la propria transizione. E senza interventi strutturali – su infrastrutture, accessibilità e strategie di mercato – ogni crisi esterna continuerà a tradursi in un passo indietro.

