Sulla costa jonica reggina il tempo dell’emergenza si è sovrapposto a quello della sopravvivenza economica. Condofuri, uno dei territori più colpiti dal ciclone Harry, continua a fare i conti con un lungomare ferito, accessi difficoltosi e strutture balneari danneggiate, mentre la stagione estiva incombe come una scadenza senza proroghe. In questo scenario si colloca la voce di Massimo Nucera, presidente regionale di Federbalneari Calabria e titolare del Jammin Village, stabilimento di Condofuri colpito in parte dalla mareggiata. Un punto di vista che tiene insieme impresa, rappresentanza sindacale e radicamento territoriale.

«La situazione è molto grave per quanto riguarda le attività commerciali che si trovano sull’arenile», racconta Nucera. «Siamo già al lavoro, ho sentito i colleghi lungo tutta la costa e in molti stanno ripulendo per capire l’entità reale dei danni». Parole che restituiscono il clima dei giorni immediatamente successivi alla tempesta, quando a Condofuri, a quattro giorni dalla mareggiata, la presenza istituzionale sul lungomare era ancora assente e la prima risposta è arrivata direttamente dagli operatori economici.

Il nodo centrale resta la ripartenza forzata verso l’estate. «Siamo sempre pronti a ripartire, a mettere in sicurezza le strutture e a garantire servizi ai turisti», spiega il presidente di Federbalneari. «L’estate è alle porte e questo ci obbliga a correre anche mentre siamo ancora in piena emergenza». Una corsa che, per chi lavora sul mare, significa investimenti immediati, ripristino delle strutture, messa in sicurezza delle aree, spesso senza certezze sui tempi degli aiuti.

La fragilità economica si intreccia con quella burocratica. «Abbiamo bisogno di una mano concreta per ripartire», sottolinea Nucera. «A livello regionale e governativo qualcosa si sta muovendo, però la paura resta legata ai tempi della burocrazia». Un passaggio che oggi assume un peso ancora più forte alla luce della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo, arrivata dopo l’intervista e che apre formalmente la fase straordinaria di intervento. «Occhiuto sta portando avanti la situazione in modo serio, insieme a diversi parlamentari che stanno seguendo le nostre esigenze», aggiunge, citando i primi contatti istituzionali avviati nelle ore successive alla tempesta.

Dal racconto emerge anche il tema della prevenzione strutturale. Nucera porta un confronto diretto tra territori colpiti in modo diverso. «A Bova Marina, dove sono presenti le barriere soffolte, il mare ha fatto meno danni», osserva. «Dove queste opere non ci sono, l’acqua è entrata con forza, colpendo sia strutture pubbliche che private». Un dato empirico che rilancia il dibattito sulla protezione della costa jonica e sugli interventi di difesa a lungo termine.

Il ciclone Harry, per il comparto balneare, segna anche un cambio di paradigma operativo. «Da questo momento in poi gli stabilimenti dovranno essere concepiti in modo mobile», afferma Nucera. «Strutture facilmente rimovibili, capaci di essere spostate rapidamente quando un’emergenza viene annunciata con largo anticipo». Una trasformazione che comporta nuovi costi, nuovi modelli organizzativi e una diversa relazione tra impresa e rischio climatico.

Intanto, a Condofuri, mentre si attendono ordinanze nazionali e moduli per l’accesso ai ristori, la comunità si muove dal basso. Il Comune ha promosso l’iniziativa «Dalla tempesta alla rinascita», una giornata di pulizia collettiva del lungomare in programma sabato prossimo. Un gesto concreto che dialoga con quanto raccontano gli operatori: territorio che prova a rialzarsi con le proprie forze, in attesa che la macchina degli aiuti entri a regime.

Per Nucera e per il Jammin Village, come per decine di altri stabilimenti lungo la costa jonica, la sfida è già iniziata. È la sfida di chi lavora sul mare e oggi si trova a fare impresa dentro un’emergenza che ha cambiato il volto delle spiagge. Una ripartenza che non passa solo dai fondi, ma dalla capacità di tenere aperta la serranda, rimettere ordine tra le macerie e continuare a credere che anche da una mareggiata devastante possa nascere una nuova stagione.