In questi giorni di controesodo estivo in cui la domanda cresce in maniera esponenziale, è anche aumentato l’andirivieni delle petroliere che riforniscono di prodotti petroliferi i depositi costieri ubicati a Vibo Marina.

Il tratto di mare davanti al porto sembra lo Stretto di Hormuz, con navi-cisterna in attesa di entrare nello scalo marittimo per riempire le enormi cisterne dei depositi. Gli affari, per le compagnie petrolifere, vanno a gonfie vele, ma non esiste nessuno storno di una parte delle accise a favore del territorio in cui vengono realizzate e introitate da Stato e Regione; inoltre non è stata mai applicata nessuna misura di compensazione ambientale per i notevoli disagi arrecati, come l’inquinamento atmosferico e quello acustico e, infine, la beffa perfetta: i prezzi dei carburanti per autotrazione sono, nel territorio vibonese, fra i più alti registrati nella regione.

Il prezzo di gasolio e benzina in provincia di Vibo risulta quasi sempre più alto rispetto alla media regionale e a quella nazionale. Un paradosso che nessuno sa spiegare, ma che induce a chiedersi quali benefici provengono dalla presenza degli “insediamenti strategici”, come vengono definiti i depositi, situati nel cortile di casa, che occupano una notevole fetta del territorio della cittadina portuale sottraendolo ad altre attività che potrebbero essere più remunerative e meno impattanti dal punto di vista ambientale.

A nulla vale costruire un acquario da otto milioni se la stessa strada su cui dovrà sorgere l’attrattiva turistica viene giornalmente percorsa da decine di autocisterne, a nulla vale ospitare le barche più belle del mondo e le navi da crociera più lussuose se nell’area portuale e a ridosso delle spiagge frequentate da migliaia di persone svettano le sagome dei grandi serbatoi di carburante.

Vibo Marina è recentemente apparsa, ad un’inviata del New York Times, come un “non luogo”, un tratto della Costa degli Dei da saltare a piè pari in quanto privo di qualsiasi interesse. Una circostanza che dovrebbe indurre a qualche riflessione.

Il tema degli “insediamenti strategici” e il principio NIMBY

NIMBY è l’acronimo dell’espressione “Not in My Back Yard” (Non nel mio cortile) e indica la protesta da parte di membri di una comunità locale contro la presenza o la realizzazione di strutture con impatto rilevante, come quella di depositi di sostanze pericolose, in un territorio che viene avvertito come vicino ai loro interessi quotidiani. Un’opposizione motivata dal timore di effetti negativi per l’ambiente o la sicurezza degli abitanti, ma che non si opporrebbero alla realizzazione di tali strutture in un altro luogo, lontano da quelli in cui si svolgono le loro attività quotidiane.

Le grandi trasformazioni hanno sempre richiesto coraggio e lungimiranza e anche l’assunzione di qualche rischio.