Un popolo a caccia di opportunità. La crescita c’è ma non basta e i numeri sul lavoro sono in rosso come i bilanci di famiglie e imprese in difficoltà. Intanto la regione continua a perdere giovani
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Sarà un 1º maggio all’insegna della resilienza quello che la Calabria e i calabresi si apprestano a “festeggiare”. Non è una novità. Adattarsi alle circostanze pare infatti essere una componente di base fondamentale tra quelle impresse nel codice genetico di chi è nato, di chi vive e di chi lavora in questa terra. Di chi ha contribuito a farla crescere e oggi si gode la sua meritata pensione. Di chi, proprio in forza di questa grande capacità di adattamento, ha deciso di lasciare casa e famiglia per cercare opportunità altrove. In tempi in cui il lavoro diviene la misura di tutte le cose.
Una ricorrenza da festeggiare?
Come tutte le ricorrenze da festeggiare, però, il 1º maggio rischia di trasformarsi in uno dei tanti giorni segnati in rosso sul calendario. In rosso come i bilanci di tante famiglie e di tante imprese costrette ogni giorno a rincorrere la normalità.
La crescita c’è ma non basta
Secondo l’ultimo report di Bankitalia il mercato del lavoro in Calabria mostra segnali incoraggianti: nel 2025 gli occupati aumentano del 5% rispetto al primo semestre 2024, più del doppio della media nazionale. Ma Eurostat dice che la nostra regione è tra quelle con il tasso di occupazione più basso in tutta l’Unione europea. Numeri confermati dall’Istat.
Occupazione, Calabria maglia nera
Gli occupati in Calabria sono 562mila, il 46,4% della popolazione attiva. Il dato percentuale più basso d’Italia. La Calabria è ultima, preceduta di pochissimo dalla Campania con il 46,7% e dalla Sicilia con il 47,3%. La media nazionale di occupati si attesta al 62,5%, dunque 12 punti in meno, con percentuali superiori al 70% nelle regioni del Centro e del Nord. Crescono gli occupati, diminuisce la disoccupazione, censita dall’Istat al 9,6%, ma la Calabria resta fanalino di coda.
La disoccupazione femminile
Il 65,1% delle donne calabresi in età da lavoro non ha un’occupazione. Il dato è tra i peggiori e tra i più preoccupanti dell’Ue e relega la regione all’ultimo posto in Italia. Il tasso di occupazione femminile in Trentino-Alto Adige e in Emilia-Romagna è pari quasi al doppio: 34,9% alle nostre latitudini, 68,5% nei comuni della provincia autonoma di Bolzano.
L’esercito degli inattivi
C’è un dato che spicca su tutti e che conferisce un altro record poco invidiabile alla nostra regione: il numero degli inattivi. Uomini e donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni che non studiano e non lavorano. In Calabria sono 558mila, il 48,3% della forza lavoro, e rappresentano il tasso percentuale più alto del Paese.
Più pensionati che lavoratori attivi
Le pensioni versate sono 772mila, mentre gli occupati sono poco più di 541mila. Un saldo negativo, quindi, di circa 231mila unità. Gli assegni di quiescenza sostengono una parte consistenze dell’economia regionale.
La ricchezza delle famiglie
Il dipartimento Finanze del ministero dell’Economia dice che la regione italiana con il reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia con 30.200 euro, seguita dalla provincia di Bolzano con 29.850 euro. La Calabria è ultima con 19.020 euro.
Le politiche di sviluppo e il confronto con la realtà
Qualunque confronto si faccia tra la Calabria e le altre regioni del nostro Paese delinea un quadro di forte fragilità strutturale. Le agende europee non sono riuscite imprimere l’accelerazione necessaria a consentire l’uscita dallo stato emergenziale. Il nuovo piano per le politiche attive del lavoro della Regione, sempre finanziato con fondi Ue, prevede nuovi investimenti per un valore di 224,57 milioni.
Il grande ruolo dell’università
Le università calabresi giocano un ruolo strategico nella crescita economica della regione. Sono la fucina delle competenze. Possono contribuire come sviluppatori di impresa per star up innovative. A differenza di altre regioni, però, l’apporto dei finanziatori privati è quasi inesistente e ciò penalizza la capacità di fare impresa delle aziende più innovative. La Calabria è agli ultimi posti sia per numero di brevetti sia per numero di start up operanti.
I fondi del Pnrr
Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza l’Europa consente di realizzare dodicimila e 382 progetti per una spesa complessiva di 10 miliardi e 369 milioni di euro. Il Pnrr Calabria vale il 5% del Piano nazionale da 194,4 miliardi di euro. Si pensa che i benefici derivanti dai progetti finanziati dall’Ue possa imprimere un’accelerazione alla crescita regionale. Ma il dopo, la fine dei lavori e la consegna dei cantieri ai soggetti attuatori, sarà un passaggio fondamentale.
La Zes unica
In Calabria le richieste sono 670. Provengono per la maggior parte da piccole (340) e micro imprese (205) - le medie sono 91 e le grandi aziende sono solo 34 - che insieme rappresentano l’82% delle domande. Le autorizzazioni uniche accolte al momento nella nostra regione sono 32, per investimenti pari a 168,9 milioni e un numero di occupati che arriva a 530 unità. Le richieste attivate in Calabria vanno a coprire crediti d’imposta per un importo complessivo di 240 milioni e 938mila euro.
Grandi e piccole vertenze occupazionali
Il quadro del mercato regionale del lavoro è molto frastagliato. Anche nella nostra regione ci sono vertenze che riguardano aziende o progetti che coinvolgono centinaia di lavoratori. Oggi gli occhi sono puntati su Konecta e sui tirocinanti calabresi. Confermata, fino al 31 dicembre prossimo, la cassa integrazione per 654 dipendenti su 839 dell’azienda informatica impegnata nella digitalizzazione delle cartelle cliniche del servizio sanitario regionale. Gli ammortizzatori sociali saranno applicati al personale delle sedi di Crotone, Rende e Settingiano. Futuro ancora incerto, invece, per circa 900 lavoratori inseriti nei percorsi di tirocinio di inclusione sociale. Sono rimasti fuori dalla prima tornata di assunzioni, al momento sono 1.693, in 295 enti calabresi. E per loro i sindacati chiedono una soluzione in tempi brevi.
Il lavoro povero, la piazza, il sindacato
Se il 1º maggio è il giorno dedicato alla resilienza, a condividere con lavoratori e disoccupati la determinazione ad adattarsi alle circostanze, spesso difficili, di fronte alle quali ci si trova a dover confrontare, è il sindacato. «Il nostro impegno - dice Giuseppe Valentino, segretario generale Filcams Cgil Calabria - non si limita solo a certificare un dato di fatto come una crisi aziendale o una vertenza. Cerchiamo sempre di essere propositivi. L’abbiamo fatto - spiega Valentino - mettendo in mano ai lavoratori le aziende confiscate alla criminalità. Lo facciamo ogni giorno dialogando con le imprese sulla contrattazione integrativa aziendale o contrastando forme illegali di lavoro: dal caporalato, ai contratti pirata, ai falsi contratti part-time». L’illusione della normalità, avverte Valentino, rende il lavoro ancora più povero.
Il ritorno dell’emigrazione
Dalla Calabria si torna ad emigrare. Tra il 2011 e il 2024 le partenze sono state 81mila, 62.600 verso altre regioni italiane e 18.300 verso l'estero. Le principali destinazioni interne sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, mentre per l'estero i giovani calabresi si dirigono principalmente verso Germania, Regno Unito e Svizzera.
Un futuro incerto
Sul futuro sociale ed economico della Calabria pesano dunque molteplici incertezze. In primis l’inverno demografico che sta spopolando città e paesi. I calabresi fuggono dalle realtà che non offrono adeguate opportunità di vita e di lavoro. Fuggono dai paesi dove non c’è il medico di base o uno sportello bancario. Dove anche fare la spesa giornaliera diventa una impresa. Fuggono da contesti in cui per ottenere un lavoro dignitoso si è costretti ad assoggettarsi a pratiche ottocentesche. Il capitale umano, ancora sottostimato, cerca vie alternative ad una strada, oggi, ancora piena di ostacoli. E poi ci sono quelli che restano. I resilienti. Quelli che hanno costruito, quelli che continuano ancora a costruire. Quelli che probabilmente non festeggeranno la ricorrenza del 1º maggio.


