Il gruppo torinese è stato costretto a fare nuovamente ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà. Stabilimenti ed indotto senza commesse
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In Europa cresce la produzione di auto ed aumentano le immatricolazioni di nuovi veicoli, +7,4% nel primo semestre del 2025, ma in Italia si aggrava la crisi di Stellantis. Nel giro di due giorni il gruppo torinese ha rimesso mano agli ammortizzatori sociali e ai contratti di solidarietà in quattro fabbriche. Dal primo settembre torna la cassa integrazione in regime di solidarietà in deroga per 3.750 lavoratori dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Contratti di solidarietà dal 31 agosto, per un anno, per 1.823 operai dello stabilimento di Termoli. Rinnovo, dal primo settembre e per altri dodici mesi, della cassa integrazione per 2.620 lavoratori di Mirafiori e per 334 operai dell’ex Pcma di San Benigno Canavese. A giugno gli ammortizzatori sociali erano stati rinnovati per i 4.860 operai dello stabilimento di Melfi dopo che negli ultimi tre anni si sono registrate 2.200 uscite volontarie. A Cassino, che negli ultimi sette anni ha perso due terzi della forza lavoro, da gennaio 2025 ci sono stati due mesi di fermo totale della produzione. Ai 2.300 operai della fabbrica si aggiungono i 1750 lavoratori dell’indotto.
Dall’inizio dell’anno gli stabilimenti italiani dell’ex Fca hanno prodotto 223mila veicoli (-26,9% rispetto al 2024). Le nuove immatricolazioni sono state 1.192.746, in calo dell'8,1%. Stellantis ha perso l’1,3% della sua quota di mercato in Europa, passando dal 16,4% al 15,1%. Nuove richieste e rinnovi degli ammortizzatori sociali portano a 20.400 su un totale di 32.745 lavoratori il numero degli operai in cassa integrazione o con contratti di solidarietà. Sono più di 8.000, con 75mila dipendenti, le aziende dell’indotto, soprattutto di componentistica, che hanno contratti per commesse con il gruppo automobilistico torinese. Ma non è finita qui perché sul settore pesano i 6mila esuberi dichiarati dall’azienda a fine 2024. Entro la fine del 2025, se i numeri non miglioreranno, Stellantis farà nuovamente ricorso agli ammortizzatori sociali o all’accompagnamento all’uscita volontaria per evitare i licenziamenti. I dati pubblicati oggi dall’Acea, l’associazione dei produttori d’auto europei, confermano la crescita della produzione e della vendita di auto ibride elettriche: le nuove immatricolazioni di veicoli che sfruttano questa tecnologia rappresentano il 34,7% del totale nel mercato europeo. Perdono terreno le auto a benzina e quelle alimentate a diesel che a luglio sono scese al 37,7% rispetto al 47,9% dello scorso anno. La svolta green e le politiche di riconversione eco funzionano ovunque tranne che in Italia. Stellantis a Termoli ha sospeso la realizzazione della Gigafactory destinata alla produzione di batterie agli ioni di litio a ricarica rapida. Il progetto doveva essere realizzato dall’azienda francese Acc con l’obiettivo di produrre in house la tecnologia per alimentare le auto ibride del gruppo automobilistico. Lo stop mette a rischio il futuro dei 1.950 lavoratori dello stabilimento molisano e delle aziende dell’indotto che ne occupano altri 2mila. La crisi di Stellantis colpisce con effetti devastanti il comparto metalmeccanico, su cui l’Italia ha costruito e consolidato la sua posizione nel panorama economico internazionale. I sindacati temono che nei prossimi mesi la situazione possa ulteriormente peggiorare per effetto dei dazi Usa.