Durante un’operazione federale contro l’immigrazione a Minneapolis, un agente dell’Ice ha aperto il fuoco uccidendo una donna, moglie di un attivista. Secondo il presidente Donald Trump, l’agente avrebbe agito per legittima difesa. Di tutt’altro avviso il governatore del Minnesota, Tim Walz, che ha definito la sparatoria «totalmente prevedibile» e «completamente evitabile».

L’episodio ha provocato proteste di piazza, non solo a Minneapolis ma anche a New York. I leader democratici di Camera e Senato hanno chiesto l’apertura di un’indagine. «Questo omicidio deve essere oggetto di un’inchiesta approfondita, nel pieno rispetto della legge», ha dichiarato il leader dei democratici alla Camera, Hakeem Jeffries.

La vittima si chiamava Renee Nicole Good, aveva 37 anni ed era madre di tre figli. A renderlo noto è stata la madre, Donna Ganger. Good, donna bianca, era una poetessa cresciuta in Colorado. In passato era stata sposata con il comico Timothy Macklin, morto nel 2023. Successivamente si era trasferita a Minneapolis con un nuovo partner, di cui non è stato diffuso il nome.

Secondo la ricostruzione dell’Ice, la donna sarebbe stata colpita mortalmente con tre proiettili alla testa mentre era alla guida di un Suv, aveva inserito la retromarcia e aveva tentato di allontanarsi. L’agenzia federale sostiene che Good abbia deliberatamente puntato il veicolo contro gli agenti. Questa versione è stata però contestata dal sindaco di Minneapolis, Jacob Frey: le ruote, a quanto pare, erano invece puntate nella direzione opposta.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Minneapolis, che hanno estratto la donna dal veicolo e avviato immediatamente le manovre salvavita in attesa dell’ambulanza. Trasportata all’Hennepin County Medical Center, Renee Nicole Good è morta poco dopo in ospedale.

La ministra della Sicurezza interna, Kristi Noem, ha affermato che la donna stava «pedinando» gli agenti impegnati nelle operazioni di controllo dell’immigrazione. Noem ha spiegato che l’agente che ha sparato è stato ricoverato in ospedale e successivamente dimesso, sostenendo che abbia applicato il proprio addestramento «per salvare la propria vita e quella dei colleghi». La ministra ha inoltre rivelato che lo stesso agente era già stato coinvolto in un episodio separato lo scorso giugno, quando era stato speronato e trascinato.

Nel corso della stessa conferenza stampa, Noem ha annunciato l’intenzione di chiedere al Dipartimento di Giustizia di qualificare come terrorismo domestico l’uso di veicoli per ostacolare le operazioni di controllo dell’immigrazione. Ha inoltre difeso l’uso delle armi da fuoco da parte dell’Ice, ribadendo che la polizia può sparare contro chi minaccia gli agenti con mezzi potenzialmente letali, automobili comprese.

Sulla vicenda è intervenuta anche Kamala Harris. L’ex vicepresidente e candidata presidenziale ha dichiarato che il video della sparatoria «smentisce» la versione fornita dall’amministrazione Trump. In un post sui social, Harris ha accusato l’amministrazione di fare «gaslighting», ovvero di manipolare la percezione dei fatti negando l’evidenza o ribaltando le responsabilità. «Oggi a Minneapolis agenti dell’Ice hanno sparato e ucciso una donna in un episodio sconvolgente. Molti di noi hanno visto il video, terribile e doloroso, che dimostra come la spiegazione dell’amministrazione Trump sia puro gaslighting. È assolutamente necessaria un’indagine completa e imparziale a livello statale», ha scritto Harris.