Secondo quanto riportato dal New York Times, l’allontanamento di Bovino e il blocco della sua presenza online rappresentano un segnale chiaro delle difficoltà della Casa Bianca nel gestire l’impatto mediatico e politico degli eventi di Minneapolis. Bovino, comandante “at large” del Border Patrol, aveva guidato l’operazione dell’Ice in Minnesota diventando rapidamente il volto pubblico delle operazioni federali e delle tensioni esplose nelle strade della città.

Il suo ruolo non si era limitato al coordinamento operativo. Bovino aveva assunto una posizione fortemente visibile anche sul piano comunicativo, intervenendo direttamente sui social media per raccontare e rivendicare le attività degli agenti federali. Il suo account su X, @CMDROpAtLargeCA, è rimasto attivo fino a lunedì mattina, quando è improvvisamente diventato inattivo. L’ultimo messaggio pubblicato recitava: «Arrestato un predatore sessuale condannato!». Da quel momento, nessun altro contenuto è stato reso pubblico.

La scelta di impedirgli l’accesso ai social non sarebbe stata presa direttamente dalla Casa Bianca, ma dai suoi superiori all’interno dell’U.S. Customs and Border Protection. Un funzionario del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha spiegato che la decisione rientra nelle prerogative della catena di comando dell’agenzia. Un altro funzionario statunitense ha aggiunto che il provvedimento sarebbe temporaneo e che Bovino dovrebbe riottenere l’accesso al suo account una volta rientrato al precedente incarico in California, dove supervisiona una porzione del confine.

Il ridimensionamento del comandante – noto per la sua abitudine di presentarsi in divise simili a quelle delle SS naziste - segna comunque un passaggio netto. Nelle settimane precedenti, Bovino era diventato una figura simbolica delle operazioni federali a Minneapolis, anche per il suo stile personale e per un cappotto militare che aveva attirato numerose critiche per l’estetica ritenuta provocatoria e per le associazioni simboliche evocate. Un’immagine che aveva contribuito a renderlo un personaggio divisivo e facilmente riconoscibile, amplificando l’attenzione mediatica attorno alla sua persona.

L’amministrazione Trump si trova ora a gestire le conseguenze di una vicenda che ha riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte degli agenti federali e sul ruolo dell’Ice in contesti di ordine pubblico. Le immagini e i racconti provenienti da Minneapolis hanno alimentato le contestazioni, mettendo in difficoltà la narrazione ufficiale e costringendo l’esecutivo a una parziale retromarcia sul piano comunicativo.

In questo contesto, la rimozione di Bovino dal Minnesota e il suo silenziamento digitale appaiono come un tentativo di abbassare il livello dello scontro e di ridurre l’esposizione di una figura diventata ingombrante. Il comandante, che fino a pochi giorni prima interveniva quotidianamente sui social per commentare arresti e operazioni, viene improvvisamente sottratto alla scena pubblica proprio nel momento di massima tensione.

Il legame di Bovino con le sue origini calabresi aggiunge un elemento di attenzione anche in Italia, senza però alterare la sostanza del caso americano. Figlio di immigrati calabresi, il comandante rappresenta una storia di integrazione e carriera nelle istituzioni statunitensi che oggi si intreccia con una delle pagine più controverse della gestione federale dell’ordine pubblico negli Stati Uniti.

Al momento, Bovino resta formalmente in servizio all’interno del Customs and Border Protection, ma il suo ruolo è stato drasticamente ridimensionato. Il rientro in California, indicato come prossimo passaggio, segna la fine della sua centralità nelle operazioni del Minnesota e apre una fase di silenzio forzato, almeno sul piano mediatico.

Resta ora da capire se questa scelta basterà a contenere le polemiche e a rassicurare un’opinione pubblica scossa dagli eventi di Minneapolis. Di certo, la parabola di Gregory Bovino — dall’esposizione mediatica totale alla rimozione e al silenzio — racconta molto delle difficoltà politiche e comunicative che l’amministrazione Trump sta affrontando nel gestire il dossier sicurezza e immigrazione.