L’escalation militare punta a distruggere le basi missilistiche e azzerare i progressi di Teheran sul nucleare ma gli inviti di Trump e Netanyahu sono chiari: chiedono al popolo di rovesciare il governo
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Tehran, Iran — February 28, 2026 Multiple sources report that Israel and the United States launched coordinated strikes on Iran, targeting senior leadership and key military sites. //04SIPA_Sipa.21352/Credit:IDF/GPO/SIPA/2602281435
Dopo settimane di annunci, minacce e spostamenti di uomini, navi e aerei nella regione mediorientale, e dopo tre round di colloqui indiretti per scongiurare il ricorso alla via militare, Stati Uniti e Israele hanno rotto gli indugi, lanciando di prima mattina una vasta e coordinata operazione contro l’Iran.
Bombardamenti hanno colpito decine di obiettivi in tutto il Paese, con esplosioni segnalate a Teheran, ma anche a Qom, Isfahan, Karaj e Kermanshah. L’esito dei raid non è ancora noto, ma secondo i media israeliani le Forze di Difesa Israeliane ritengono di aver ucciso il capo dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Mohammad Pakpour.
Resta invece poco chiaro il risultato degli attacchi contro i vertici della Repubblica islamica, compresi la Guida Suprema Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian, anche se Teheran assicura che entrambi sono incolumi e al sicuro.
Il regime degli ayatollah ha risposto lanciando decine di missili balistici contro lo Stato ebraico e contro le truppe statunitensi schierate nel Golfo Persico. Esplosioni sono state registrate in Bahrein, Kuwait, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Qatar, senza vittime americane. Si registra invece un morto ad Abu Dhabi. Nel mirino anche la Quinta Flotta Usa in Bahrein, dove sono stati segnalati danni alle infrastrutture.
In un video pubblicato su Truth, il presidente statunitense Donald Trump ha spiegato di aver agito per «difendere il popolo americano dalle minacce imminenti» provenienti da Teheran, sottolineando di aver «ripetutamente cercato di raggiungere un accordo» senza successo. «Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica, annienteremo la Marina», ha dichiarato, ribadendo che l’Iran non avrà mai l’arma nucleare.
Rivolgendosi ai Pasdaran, alle forze armate e alla polizia, Trump li ha invitati a «deporre le armi» per ottenere «l’immunità», avvertendo che in caso contrario andranno incontro a «morte certa». Al popolo iraniano ha poi detto: «L’ora della libertà è vicina. Quando avremo concluso gli attacchi, prendete il controllo del vostro governo».
Che l’obiettivo sia un cambio di regime lo ha confermato anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu, convinto che l’operazione militare congiunta «creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino». «È giunto il momento per tutte le componenti del popolo iraniano di liberarsi dal giogo della tirannia e costruire un Iran libero e amante della pace», ha aggiunto.
Durissima la replica di Teheran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito gli attacchi «totalmente immotivati, illegali e illegittimi», accusando Trump di aver trasformato «America First in Israel First, che significa sempre America Last». L’Iran ha assicurato che la risposta sarà «schiacciante» e che utilizzerà «tutte le proprie capacità difensive e militari» in base al diritto all’autodifesa.
Intanto negli Stati Uniti la decisione di Trump di lanciare nuovi attacchi senza consultare il Congresso ha sollevato polemiche. Dall’Europa sono arrivati timori e appelli alla de-escalation: la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno parlato di «sviluppi estremamente preoccupanti».
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha assicurato che «non ci sono militari italiani feriti né connazionali coinvolti», invitando Teheran a non bloccare lo Stretto di Hormuz. Preoccupazione anche da Mosca, mentre l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha esortato «tutte le parti» alla moderazione e al ritorno ai negoziati.

