La Procura di Roma acquisirà dichiarazioni, interviste e messaggi degli indagati nell'inchiesta sulla bomba. Gli investigatori sospettano possibili depistaggi e cercano di ricostruire il movente, mentre proseguono gli accertamenti sul presunto ruolo di Valter Lavitola e del commando arrestato
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Sigfrido Ranucci
L'inchiesta sull'attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci entra in una nuova fase. La Procura di Roma ha deciso di acquisire tutte le interviste, le dichiarazioni pubbliche e i messaggi diffusi dagli indagati dopo il 5 luglio, data della perquisizione eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma nell'abitazione di Valter Lavitola.
L'ex faccendiere, oggi ristoratore, è indagato come presunto mandante dell'esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del giornalista. Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Edoardo De Santis, subentrato al collega Carlo Villani, oggi procuratore a Velletri.
Secondo gli investigatori, alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa potrebbero non rappresentare semplici interviste, ma assumere il valore di possibili messaggi indirizzati ad altri soggetti coinvolti oppure di tentativi di depistare le indagini.
Per questo motivo saranno analizzate le dichiarazioni rese da Lavitola e dal suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, attualmente in Camerun, che nelle ultime settimane ha parlato con diverse testate giornalistiche. Nel materiale acquisito finiranno anche alcune interviste rilasciate da persone non indagate, tra cui lo stesso Sigfrido Ranucci e alcuni giornalisti della trasmissione, utili agli inquirenti per ricostruire la sequenza degli eventi e il contesto investigativo.
Tra gli elementi che attireranno l'attenzione della Procura ci sono le numerose dichiarazioni pubbliche di Lavitola, spesso caratterizzate da ricostruzioni differenti. In una delle interviste aveva escluso una finalità politica dell'attentato, sostenendo: «Se qualcuno avesse voluto usare la bomba a fini politici avrebbe dovuto imitare Donald Trump: l'attentato te lo fai fare in piena campagna elettorale...».
Nella stessa occasione aveva avanzato anche un'ipotesi opposta, domandandosi: «E se per caso questo ordigno fosse motivato proprio dai sondaggi troppo favorevoli a Ranucci? Perché nessuno l'ha ancora ipotizzato?».
Successivamente, quando l'attenzione investigativa si è spostata sull'attività in Camerun e sul progetto legato ai carbon credit, Lavitola avrebbe invece ridimensionato il ruolo dello stesso Ranucci nei colloqui avuti con alcune persone a lui vicine.
Parallelamente cresce negli investigatori il sospetto che anche diverse lettere anonime recapitate nei mesi successivi all'attentato possano essere state utilizzate per indirizzare le indagini verso piste prive di fondamento.
Particolare attenzione è rivolta alla missiva ricevuta dalla redazione di Report il 14 novembre 2025, che suggeriva un collegamento tra l'attentato e un'inchiesta sui Cantieri Navali Vittoria. Secondo gli inquirenti, quella pista è rimasta al centro delle verifiche fino alla primavera del 2026, quando gli accertamenti avrebbero consentito di delineare il presunto ruolo di Gomes Clesio Tavares nell'organizzazione dell'azione criminale.
Nel frattempo proseguono gli interrogatori degli arrestati. Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D'Avino, indicati come componenti del presunto commando, sarebbero orientati ad avvalersi della facoltà di non rispondere, seguendo la scelta già compiuta da Marika De Filippis.
Gli investigatori continuano inoltre a cercare risposte sull'identità di alcune figure citate nelle intercettazioni, tra cui il misterioso "Corrado" e il cosiddetto "militare", indicato come il possibile artificiere che avrebbe realizzato l'ordigno.
Tra gli indagati figura anche Davide Netti, accusato di detenzione di armi. Secondo l'ipotesi investigativa, avrebbe raccolto alcune confidenze da parte degli esecutori materiali e inviato una mail anonima alla Procura contenente il nome di uno dei presunti partecipanti all'attentato, informazione poi risultata attendibile.
Nell'inchiesta compare anche il presunto fornitore dell'esplosivo utilizzato per confezionare la bomba.
Gli inquirenti ritengono che il quadro emerso dalle intercettazioni sia compatibile con un'azione organizzata per conto di un terzo soggetto. In uno dei dialoghi captati si fa infatti riferimento a un attentato compiuto «per un piacere», elemento che gli investigatori considerano uno dei tasselli utili per arrivare all'individuazione del movente.
L'obiettivo della Procura è ora verificare se le numerose dichiarazioni pubbliche, le lettere anonime e le comunicazioni diffuse dopo gli arresti abbiano rappresentato un tentativo coordinato di condizionare o sviare l'attività investigativa, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire la catena delle responsabilità e chiarire definitivamente il contesto in cui maturò l'attentato contro il conduttore di Report.




