Dalla giungla di Mompracem alle luci dell’Teatro Ariston: Can Yaman sarà uno dei volti della prima serata del Festival di Sanremo 2026. La notizia, rimbalzata nelle ultime ore, mette nero su bianco una scelta che ha un doppio peso: da un lato l’operazione “evento” costruita attorno al ritorno di Sandokan, dall’altro l’idea di aprire la 76ª edizione con una co-conduzione che punta sull’immagine internazionale e sulla riconoscibilità pop dell’attore turco, ormai stabilmente dentro il perimetro della grande tv italiana.

La cornice è tutt’altro che casuale. L’arrivo di Yaman sul palco coincide con un anniversario preciso: i cinquant’anni dal primo sceneggiato televisivo dedicato alla Tigre della Malesia, quello che nel 1976 trasformò Kabir Bedi in un’icona, con la regia di Sergio Sollima e la messa in onda Rai tra il 6 gennaio e l’8 febbraio. Un’operazione nostalgia che, però, questa volta ha un volto nuovo e un obiettivo più ampio: rilanciare una saga in chiave contemporanea e farla dialogare con la macchina di Sanremo, che vive di simboli, ricorrenze e “momenti” da prima pagina.

Nel racconto che filtra dagli ambienti Rai, l’attore non sarà una comparsata lampo. L’indicazione è quella di una presenza piena: Yaman in scena per l’intera durata della serata inaugurale, al fianco di Carlo Conti e di Laura Pausini, in un triangolo che mescola conduzione, spettacolo e promozione. Un assetto che arriva anche attraverso i social: sul profilo Instagram di Conti è comparsa un’immagine esplicita, il volto del conduttore sovrapposto a quello di Sandokan. Non solo ospite, dunque, ma co-conduttore, con un ruolo che mette alla prova un attore abituato ai set e ai grandi numeri, ma meno esposto alla tensione della diretta “totale” sanremese.

Intorno a questo annuncio, si compone anche il resto della squadra. La seconda serata vedrà in campo Achille Lauro come co-conduttore; per la gestione della gara delle Nuove Proposte, Conti dovrebbe essere affiancato da Gianluca Gazzoli; il DopoFestival, invece, è stato affidato a Nicola Savino, con la presenza di Aurora Leone dei The Jackal. È un cast pensato per tenere insieme pubblici diversi, generazioni diverse, e soprattutto per far “girare” il Festival su più piattaforme e più fasce orarie, dal prime time al dopo.

Sul piano televisivo, la sponda è ovvia: la serie Sandokan, andata in onda in quattro prime serate su Rai 1, ha visto Yaman nei panni del protagonista, con Alessandro Preziosi nel ruolo di Yanez e la regia di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo. La sua presenza a Sanremo viene letta come occasione perfetta per spingere la narrazione verso la seconda stagione, con riprese che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero partire tra primavera ed estate. In altre parole: Sanremo come megafono, non solo come spettacolo. Un classico. Ma fatto con un ingrediente più forte del solito, perché Sandokan è un mito televisivo italiano e toccarlo significa muovere memoria, identità e una fetta di pubblico che non si compra con un singolo post.

Il Festival, intanto, prepara una prima serata strutturata sul peso della gara. Il debutto prevede l’ascolto di tutti i trenta brani in competizione, con un sistema di voto che, almeno all’apertura, punta sulla giuria della sala stampa, tv e web. Tradotto: sarà una serata lunga, compatta, piena di ritmo e di tempi televisivi da rispettare al secondo. E lì dentro Yaman dovrà muoversi non come “ospite”, ma come parte del motore.

Sullo sfondo resta anche un altro capitolo, quello delle voci circolate nelle ultime settimane su un presunto arresto a Istanbul legato alla droga. Un’indiscrezione che l’attore ha respinto con una frase che è già diventata la sua contro-narrazione, secca e quasi irritata: «Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto, arrestando molte persone famose?». Un passaggio che, al di là del merito, racconta il contesto: un personaggio iper-esposto, continuamente sotto radar, e una macchina mediatica che macina tutto, dal set al retroscena, dalla fiction al sospetto.

In questo quadro, Sanremo 2026 diventa per Yaman una vetrina e un banco di prova insieme. Vetrina perché lo mette davanti al pubblico più largo possibile, quello che non sceglie una serie ma si ritrova l’Italia intera addosso in prima serata. Banco di prova perché la diretta è un’altra lingua: non si monta, non si taglia, non si rifà. E se Mompracem è un’isola leggendaria, l’Ariston lo è a modo suo: ti accoglie, ti usa, ti amplifica. Poi ti lascia lì, in controluce, a reggere da solo il rumore che hai appena chiamato.