Voto segreto e maggioranza compatta per dire No ai magistrati sul caso delle conversazioni tra Delmastro e Caroccia. Il centrosinistra attacca e chiede chiarezza sui rapporti tra l’ex sottosegretario e il ristoratore
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Stefano Caofei
Andrea Delmastro lascia Montecitorio nel primo pomeriggio di mercoledì con il telefono in tasca e senza rilasciare dichiarazioni. Il voto dell’Aula sulla richiesta della Procura è ancora lontano, ma tra i suoi colleghi di Fratelli d’Italia la convinzione è già maturata: nessuna sorpresa dovrebbe arrivare dal voto segreto.
La maggioranza si prepara infatti a fare quadrato attorno all’ex sottosegretario alla Giustizia, al centro del caso legato alle conversazioni con Mauro Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per essere stato un prestanome del clan Senese.
Le chat esaminate prima del voto
Quando la vicenda è esplosa, Giorgia Meloni avrebbe chiesto ad alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia vicini a Delmastro di esaminare le conversazioni tra l’ex sottosegretario e Caroccia.
L’obiettivo era capire se, all’epoca della società Bisteccheria d’Italia, Delmastro fosse a conoscenza dei precedenti del ristoratore e se nelle chat emergessero riferimenti a movimenti di denaro sospetti.
La ricognizione interna avrebbe restituito un esito negativo. «Potrebbero esserci conversazioni private, politiche e istituzionali estranee alle indagini», si legge in un dossier riservato del centro studi di Via della Scrofa, nel quale si fa riferimento al contenuto delle conversazioni.
Secondo la ricostruzione, dunque, non sarebbero emersi elementi penalmente rilevanti. Una valutazione che ha contribuito alla scelta di FdI di arrivare al voto parlamentare con una posizione compatta, insieme al resto della maggioranza.
Il voto segreto e la maggioranza compatta
L’Aula si trasforma così nel teatro dello scontro tra maggioranza e opposizioni. Il voto è segreto, ma questa volta non si registrano franchi tiratori.
Gli assenti non giustificati sono una ventina, circa la metà dei quali appartenenti alla Lega. Una decina di deputati risulta invece in missione.
«Noi della Lega siamo stati compatti, anche se l’ex sottosegretario non ci sta simpaticissimo», osserva Simonetta Matone.
Tra chi sceglie di non partecipare al voto c’è anche Chiara Colosimo, presidente della commissione Antimafia e deputata di Fratelli d’Italia. Una scelta motivata da una questione di opportunità e non da una presa di posizione contro Delmastro: «Ma non contro Delma», precisa.
L’opposizione attacca: «Ci sono tante cose non chiare»
Nel centrosinistra la vicenda alimenta invece interrogativi e accuse politiche. Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia e oggi parlamentare del Movimento 5 Stelle, non nasconde il proprio interesse per il caso: «Questa storia mi eccita: ci sono tante cose non chiare, mi sono fatto un’idea, ma le indagini non le faccio più, purtroppo».
Il caso Delmastro si intreccia così con altri dossier che hanno agitato l’estate politica, compresi quelli riguardanti Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci.
Giuseppe Conte segue da vicino il dibattito alla Camera e il Movimento 5 Stelle punta il dito contro una vicenda nella quale le chat rappresentano uno degli elementi centrali. Il confronto politico si accende anche attorno al tema della segretezza delle comunicazioni e alla necessità, rivendicata dalle opposizioni, di fare piena luce sui rapporti tra Delmastro e Caroccia.
Il riferimento a Borsellino e lo scontro in Aula
Nel corso del dibattito viene evocata più volte anche la figura di Paolo Borsellino. A citarlo sono esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione, mentre il clima nell’emiciclo si fa sempre più teso.
Il Movimento 5 Stelle porta avanti la propria battaglia politica, mentre Alleanza Verdi e Sinistra mette in scena una protesta simbolica. I deputati del M5S agitano invece i propri telefoni per sostenere di non avere nulla da nascondere.
Forza Italia mantiene una posizione più defilata. Alberto Balboni, diventato sottosegretario alla Giustizia dopo Delmastro, commenta la situazione con ironia: «Io la sera nel dubbio quando sto a Roma mangio un piatto di riso e vado a dormire, ma è giusto respingere la richiesta della Procura, anche se per colpa di Andrea adesso sto qui invece di volare alto a occuparmi di legge elettorale».
Tra taralli e tensione politica
Il clima dentro Montecitorio oscilla tra la tensione dello scontro politico e momenti più surreali. Katia Polidori fa circolare tra i banchi una confezione di taralli, che vengono distribuiti e consumati discretamente durante i lavori.
I banchi del governo rimangono vuoti secondo la prassi parlamentare. Alcuni ministri e sottosegretari vengono quindi invitati a prendere posto tra i deputati.
Alla fine arriva anche il voto di Emanuele Pozzolo, deputato del centrodestra già finito al centro delle cronache insieme a Delmastro per la vicenda del Capodanno: la sua scelta è per il rigetto della richiesta della Procura.
Il risultato chiude una giornata ad alta tensione parlamentare. La maggioranza si schiera compatta con Delmastro e respinge la richiesta della Procura, mentre le opposizioni rilanciano gli interrogativi sulle chat e sui rapporti con Caroccia.

