Dal Venezuela a Teheran, trader e scommettitori anticipano con precisione le mosse del presidente Usa su mercati e Polymarket, incassando guadagni record. I democratici chiedono indagini, ma la Sec resta in silenzio
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Ogni volta che il presidente americano annuncia una decisione a sorpresa, sui mercati c’è chi sembra aver già saputo tutto in anticipo.
Negli ultimi mesi si è ripetuto uno schema preoccupante. Quando Trump fa un annuncio che sposta pesantemente i listini o il prezzo del petrolio, una ristretta cerchia di investitori (o scommettitori) risulta regolarmente posizionata nel modo giusto con un tempismo sorprendente.
L’esempio più recente è dell’8 aprile. Il giorno prima il mondo si aspettava un attacco americano deciso contro l’Iran, con Trump che aveva parlato di riportare il Paese «all’età della pietra». Invece, all’improvviso, è arrivata la notizia di una tregua. I mercati hanno invertito la rotta in poche ore: chi aveva scommesso sul ribasso ha dovuto coprire le posizioni di corsa, facendo schizzare indici e titoli di Stato. Secondo Goldman Sachs, gli hedge fund hanno chiuso le posizioni short sugli indici e sugli ETF alla velocità più alta registrata dal marzo 2020. Molti hanno perso somme importanti. Qualcuno, però, ha incassato guadagni notevoli.
Su Polymarket, la piattaforma di scommesse online, un utente ha realizzato 600mila dollari puntando esattamente sulla tregua tra Usa e Iran poco prima che Trump la annunciasse ufficialmente. È solo l’ultimo di una serie di episodi che stanno facendo discutere.
Già da tempo, soprattutto tra i democratici, si parla apertamente di possibili casi di insider trading. Un anno fa il deputato Adam Schiff aveva chiesto al Congresso di aprire un’indagine per verificare se il presidente o il suo entourage avessero sfruttato informazioni riservate in occasione del cosiddetto “Liberation Day”, quando Trump aveva pubblicamente invitato ad acquistare azioni facendo esplodere i listini. Finora non è emerso nulla di formalmente provato, ma le coincidenze continuano ad accumularsi.
Il caso più pesante: 580 milioni in un quarto d’ora
L’episodio più clamoroso risale al 23 marzo. Quindici minuti prima che Trump postasse su Truth Social di aver avuto «conversazioni molto positive e costruttive», qualcuno ha messo in vendita una quantità enorme di petrolio e acquistato azioni per un controvalore di 580milioni di dollari. Secondo la ricostruzione del Financial Times, in quei pochi minuti sono stati scambiati circa 6.200 contratti futures su Brent e Wti. Il prezzo del Brent è crollato da 113 a 96,1 dollari al barile, i rendimenti dei Treasury sono saliti e le Borse hanno reagito di conseguenza. Chi ha operato in quel brevissimo arco temporale ha realizzato profitti straordinari.
Lo stesso schema si era visto anche sui futures dell’S&P 500, con un picco anomalo di volumi poco prima dell’annuncio.
Il copione si ripete
Non è la prima volta. Il 3 gennaio, poche ore prima del blitz a sorpresa contro Nicolás Maduro in Venezuela, un trader aveva guadagnato 400mila dollari scommettendo sul petrolio e sulle azioni. La notte tra il 27 e il 28 febbraio, quando Trump e Israele hanno attaccato l’Iran, su Polymarket decine di account hanno puntato sull’inizio dei bombardamenti entro 24 ore. Uno di loro, noto come “Magamyman”, ha intascato mezzo milione di dollari azzeccando persino la successione della Guida suprema Ali Khamenei.
Il 17 febbraio un sondaggio di Bank of America tra i grandi gestori mondiali mostrava un diffuso ottimismo sui mercati. Quasi tutti si sono sbagliati. “Magamyman”, evidentemente, no.
La Sec, l’autorità di vigilanza americana, non ha mai fornito risposte chiare su queste operazioni. E mentre i democratici continuano a chiedere indagini, le coincidenze si moltiplicano, alimentando il dubbio che qualcuno, da qualche parte, stia sistematicamente anticipando le mosse più importanti del presidente.

