Il presidente del Parlamento di Teheran Ghalibaf abbandona i colloqui e si dimette per contrasti interni. Una fregata italiana pronta a partire per un’eventuale missione di bonifica dalle mine dello Stretto di Hormuz
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Il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato prorogato di tre settimane. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump, che ha detto di attendersi un incontro con i leader dei due Paesi nel corso delle prossime due settimane, mentre ha rilanciato anche il dossier iraniano: «Non abbiamo bisogno dell’arma nucleare contro l’Iran, a nessuno dovrebbe essere consentito di utilizzarla». Trump ha aggiunto di volere «un accordo con l’Iran che duri».
Sul fronte diplomatico emergono nuovi tentativi di mediazione. Secondo quanto riferito dall’ambasciatore iraniano in Russia Kazem Jalali, il capo delle forze armate pakistane Asim Munir ha consegnato a Teheran nuove proposte per i colloqui con gli Stati Uniti, attualmente al vaglio della Repubblica islamica. Jalali ha spiegato che, dopo la visita del generale pakistano del 16 aprile, sono in corso scambi di comunicazioni sulle possibili basi di un’intesa.
Donald Trump ha chiesto al suo inviato Steve Witkoff e al cognato Jared Kushner di andare ad Islamabad per incontrare i negoziatori iraniani. Lo riferisce la Cnn citando fonti informate. Questa volta il vice presidente Jd Vance non ci sarà. I due inviati di Trump dovrebbero arrivare nella notte italiana.
Intanto, però, all’interno dell’Iran si registrano tensioni sulla conduzione del negoziato. Secondo Iran International, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, indicato come capo della squadra negoziale con Washington, si sarebbe dimesso a causa di contrasti interni. Ghalibaf sarebbe stato criticato per aver tentato di inserire la questione nucleare nei colloqui con gli Usa. Tra i possibili successori viene indicato l’ultraconservatore Saeed Jalili, mentre anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi punterebbe a guidare la trattativa.
Da Washington, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che «l’Iran ha la possibilità di fare un buon accordo», ma ha avvertito che, in assenza di un’intesa, gli Stati Uniti sono pronti a colpire di nuovo. Hegseth ha inoltre confermato che il blocco dei porti iraniani da parte della marina americana, avviato il 13 aprile, proseguirà «per tutto il tempo necessario, qualunque cosa decida il presidente Trump». Teheran ha posto la revoca del blocco come condizione per la ripresa dei negoziati.
Secondo la Cnn, le forze armate americane stanno preparando piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz nel caso in cui il fragile cessate il fuoco dovesse crollare. Axios riferisce invece che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie avrebbe disseminato nuove mine nell’area.
Anche l’Italia segue con attenzione l’evoluzione della crisi. Fonti informate riferiscono che la Difesa ha predisposto, oltre a due cacciamine e a una nave logistica, anche una fregata attualmente in porto in Italia, pronta a partire per un’eventuale missione di bonifica nello Stretto di Hormuz. L’invio, viene precisato, potrà avvenire solo in presenza di tre condizioni: una tregua nell’area, un mandato internazionale e l’autorizzazione del Parlamento.
Sul piano economico, Trump ha infine deciso di prorogare per 90 giorni la sospensione del Jones Act, la legge marittima del 1920 che limita il trasporto di petrolio all’interno degli Stati Uniti a navi costruite, possedute ed equipaggiate da americani. La misura punta a contenere il rialzo dei prezzi energetici provocato dalla guerra con l’Iran.

