Massimo La Rosa e Giovanni Miceli, rispettivamente primo trombone del teatro Massimo di Palermo e secondo trombone dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, hanno deciso di unire le forze per donare strumenti musicali alla Mityana brassband foundation, una scuola di musica che accoglie ragazzi dai 6 ai 18 anni, letteralmente dalla strada, nel tentativo di donare loro, attraverso la musica, momenti spensierati e forse un futuro migliore. «Ho conosciuto il fondatore di questa scuola, Henry Kalungi, per puro caso su Instagram. Parlando con lui ho compreso sin da subito la forte passione che lo spinge quotidianamente a portare avanti questo progetto – racconta Giovanni Miceli – la speranza è che, attraverso la nostra donazione, questi ragazzi possano coltivare una passione sana, in modo concreto».

I due musicisti hanno acquistato dieci strumenti: cinque trombe e cinque tromboni, mettendo insieme soldi di tasca loro e chiedendo un piccolo contributo ad amici, per una spesa totale di circa 1500 euro. Gli strumenti verranno spediti proprio in questi giorni in Uganda, diretti verso la Mityana brassband foundation. «Nel 2022 lavoravo come fattorino per la consegna di medicinali a Mityana, recandomi di villaggio in villaggio – spiega Henry Kalungi, 26 anni, fondatore della Mityana brassband foundation –. Tutto è cambiato quando ho incontrato Colony, un ragazzo di Kampala, che non aveva i soldi per potersi permettere di studiare, voleva imparare a suonare, ma non aveva proprio la possibilità di farlo. Così ho iniziato, attraverso il mio stipendio, a raccogliere dei soldi, e ho comprato i primi strumenti. Poi ho aperto la Mityana brassband foundation. Ho sempre avuto una forte spinta verso i bambini perché purtroppo sono cresciuto senza i miei genitori, accudito da mia nonna e questo ha plasmato il mio cuore. La nostra fondazione esiste perché io comprendo le loro difficoltà. Fatico molto a tirare su questa scuola, ma lavoro ancora duramente e quando vedo questi ragazzi scoprire la speranza attraverso la musica, quando so che stanno imparando invece di arrendersi, penso che ne è valsa la pena. Al momento nella nostra scuola sono presenti quaranta giovani musicisti».

«Sono molto legato a tutti loro – prosegue Henry – ognuno ha una storia: ad esempio c'è Calvin, 14 anni, che vive con la madre. Giocava a calcio finché non si è infortunato. È stato allora che ha scoperto la musica per ottoni con noi. Adesso suona il trombone basso».

Nei prossimi mesi Giovanni e Massimo vorrebbero organizzare un viaggio verso l'Uganda, per andare a trovare i giovani musicisti: «L'idea è quella di insegnare loro le nozioni basilari per potere avere più padronanza degli strumenti – spiega Giovanni Miceli – ma sarebbe bello formare anche degli insegnanti, in modo tale che così, in autonomia, possano fare lezioni ai ragazzi».

«Creare un ponte e delle connessioni per fare risuonare, in questo mondo di tristezza, un po' di speranza ci riempie di gioia – dice La Rosa – la cosa bellissima è che, quotidianamente, Henry, il fondatore della scuola, ci manda video dei ragazzi: li vediamo crescere e abbozzare delle scale musicali o suonare in strada con piccole parate nel loro villaggio. È molto emozionante».

«Per loro – conclude Miceli – anche il semplice stampare degli spartiti è assai dispendioso, a noi costa venti euro circa, per loro invece sono molti soldi. Abbiamo pensato, infatti, di comprare per loro, magari attraverso una piccola campagna di crowdfunding, una stampante e un computer, in modo tale possano così provvedere in autonomia con i materiali didattici necessari per l'apprendimento della musica».