Nuovi verbali nel caso Garlasco: l’ex pm Giulia Pezzino parla delle intercettazioni della prima indagine su Andrea Sempio
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Il caso Garlasco torna ancora una volta al punto più fragile della sua lunga storia giudiziaria: le indagini del 2017 su Andrea Sempio. Non solo l’impronta 33, non solo il Dna sulle unghie di Chiara Poggi, non solo la nuova inchiesta della Procura di Pavia. Adesso il fronte più delicato riguarda ciò che, secondo gli atti, non sarebbe stato fatto allora o sarebbe stato fatto troppo in fretta. E le parole dell’ex pm Giulia Pezzino, che coordinò la prima indagine su Sempio poi archiviata, pesano come un macigno.
Sentita come teste nel filone bresciano del caso Garlasco, Pezzino ha spiegato di non avere saputo che il lavoro sulle intercettazioni fosse stato trascurato. «All’epoca mi avevano detto che non era emerso nulla di rilevante. Non avevo idea che tale lavoro fosse stato trascurato, per me era centrale. Ho appreso delle difformità ora emerse e non me lo spiego», ha dichiarato l’ex pm ai magistrati. Una frase che apre un problema enorme: se quelle intercettazioni erano centrali, perché nel 2017 non avrebbero avuto il peso investigativo che oggi la nuova Procura di Pavia attribuisce loro?
Il punto non riguarda soltanto la memoria processuale del delitto di Chiara Poggi, ma anche il filone aperto a Brescia per corruzione in atti giudiziari sull’ex procuratore pavese Mario Venditti e su Giuseppe Sempio, padre di Andrea. In quel fascicolo sono stati ascoltati, tra gli altri, la stessa Pezzino, gli ex legali di Sempio, tra cui Massimo Lovati, e il carabiniere Silvio Sapone, finito al centro dell’attenzione per i contatti con la famiglia dell’indagato.
Il nodo delle intercettazioni
Il passaggio più pesante arriva quando i pm bresciani sottopongono a Giulia Pezzino le dichiarazioni del maresciallo Giuseppe Spoto.
Secondo quanto viene riferito all’ex pm, Spoto avrebbe dichiarato a Brescia che nel 2017 «non aveva curato con particolare attenzione l’ascolto delle intercettazioni» e che Venditti gli avrebbe dato incarico di «trascrivere in fretta per archiviare». Una ricostruzione che, se confermata, toccherebbe il cuore stesso della prima indagine su Andrea Sempio.
Alla domanda su come si spieghi tutto questo, Pezzino risponde con evidente sorpresa: «Mi sembra molto strano perché per me era un’indagine molto importante e di particolare delicatezza, in cui ho profuso ogni sforzo». Poi aggiunge un passaggio altrettanto significativo: «Non nego che volevo chiarire velocemente le posizioni sia di Sempio, che era sotto i riflettori, sia di Stasi, anche per rispetto della famiglia Poggi».
La distinzione è decisiva. Chiarire velocemente non significa archiviare frettolosamente. Per Pezzino quelle intercettazioni dovevano servire a verificare, sciogliere dubbi, mettere ordine in un caso già carico di tensioni. Se invece, come oggi sostengono alcuni atti, l’ascolto fu superficiale o parziale, il problema diventa enorme. Perché una parte del materiale che oggi riemerge avrebbe potuto incidere già allora sulla valutazione dell’indagine.
I contatti con Silvio Sapone
C’è poi il capitolo dei contatti tra la famiglia Sempio e il carabiniere Silvio Sapone. I pm bresciani riferiscono a Pezzino che dai tabulati di Andrea Sempio risulterebbero una ventina di contatti con Sapone. Anche qui la risposta dell’ex pm è netta: «Se me l’avessero detto avrei dato indicazione di dare atto dei contatti e di riferirne il motivo».
È un altro passaggio pesantissimo, perché mostra una possibile frattura tra ciò che l’ex pm riteneva necessario acquisire e ciò che le sarebbe stato effettivamente rappresentato. Le indagini bresciane puntano proprio su questo terreno: capire se nel 2017 vi siano state omissioni, superficialità, contatti opachi o condotte penalmente rilevanti. Al momento, però, resta indispensabile distinguere tra atti d’indagine, dichiarazioni testimoniali e responsabilità ancora da accertare. Continua a leggere su La Capitale.

