Dalla nuova alleanza dei gruppi curdi-iraniani nel Kurdistan iracheno alla possibile attivazione di Hezbollah e Houthi, l’offensiva contro Teheran apre scenari di destabilizzazione interna e conflitto regionale
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L’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran non rappresenta soltanto un’operazione militare mirata contro infrastrutture strategiche della Repubblica islamica. Le conseguenze potrebbero essere profonde e bifronti: da un lato la concreta possibilità di destabilizzazione interna fino al rovesciamento del regime; dall’altro una risposta asimmetrica attraverso la rete di milizie e proxy regionali di Teheran.
Cambio di regime in Iran: il Kurdistan iracheno come leva strategica
Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda il possibile ruolo del Kurdistan iracheno come piattaforma di pressione contro Teheran.
Cinque importanti gruppi armati curdi-iraniani, con base nel Kurdistan iracheno, hanno annunciato la nascita di una nuova alleanza unitaria denominata “Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano”, con obiettivi espliciti come il rovesciamento della Repubblica islamica in Iran; l’autodeterminazione del Kurdistan iraniano (in forma di autonomia, non di indipendenza) e l’avvio di un processo democratico nel Paese.
A questa dinamica si aggiungerebbe il possibile coinvolgimento dei combattenti del PKK, il Partito armato curdo attivo in Turchia e con presenza nel nord dell’Iraq, pronti — secondo le informazioni circolate nei giorni scorsi — a unirsi ai curdi-iraniani lungo il confine tra Iran e Iraq.
Secondo diverse fonti, anche servizi di intelligence americani e israeliani sarebbero al lavoro con le formazioni curde. Se confermata, questa cooperazione rappresenterebbe un cambio di passo: non più soltanto pressione esterna attraverso bombardamenti mirati, ma apertura di un fronte interno capace di logorare il regime dall’interno.
L’operazione militare lanciata da Washington — denominata “Operation Epic Fury” — è funzionale anche a favorire un cambio di regime. I raid hanno colpito strutture di comando del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), basi missilistiche, siti di droni e sistemi di difesa aerea, nel più massiccio dispiegamento statunitense in Medio Oriente dall’invasione dell’Iraq del 2003.
In questo contesto, il Kurdistan iracheno potrebbe diventare un corridoio operativo per alimentare pressioni militari e politiche contro Teheran, aprendo uno scenario di destabilizzazione interna senza precedenti dalla nascita della Repubblica islamica nel 1979.
Ritorsioni iraniane e guerra per procura: il ruolo di Hezbollah, Houthi e milizie sciite
Se il primo scenario riguarda il possibile indebolimento del regime, il secondo è quello di una risposta regionale coordinata attraverso la rete dei proxy iraniani.
Gli esperti temono un effetto domino: Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e varie milizie sciite in Iraq e Siria potrebbero essere attivate per colpire interessi statunitensi e israeliani.
Hezbollah, considerato il più potente tra gli alleati regionali di Teheran, dispone ancora di vasti arsenali missilistici nonostante i recenti attacchi israeliani contro la sua leadership. Secondo analisti del controterrorismo, il gruppo mantiene capacità operative in grado di colpire obiettivi militari e civili, sia in Medio Oriente sia potenzialmente all’estero.
Parallelamente, cresce la preoccupazione per gli Houthi yemeniti. Dopo l’“Operation Rough Rider”, la campagna aerea e navale statunitense condotta tra marzo e maggio 2025 contro le infrastrutture militari del gruppo, gli Houthi hanno dimostrato di poter riprendere rapidamente gli attacchi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso. Secondo ex funzionari dell’intelligence americana, potrebbero colpire infrastrutture petrolifere regionali o lanciare attacchi diretti contro Israele.
Il rischio non si limita al campo militare tradizionale. Gli analisti ipotizzano: attacchi contro basi USA in Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Giordania; azioni contro ambasciate e hotel occidentali; tentativi di sabotaggio contro infrastrutture energetiche e operazioni asimmetriche come rapimenti, assassinii mirati e attacchi con droni.
La Forza Quds, unità d’élite dell’IRGC specializzata in guerra non convenzionale, rappresenta l’elemento più temuto in questo scenario, avendo costruito per decenni la rete dell’“Asse della Resistenza”.
Non tutti gli osservatori, tuttavia, ritengono imminente un’escalation su larga scala. Alcuni analisti sostengono che i proxy iraniani siano stati indeboliti negli ultimi anni dagli attacchi israeliani e che Hezbollah, in particolare, sia attualmente concentrato sulla propria sopravvivenza.
Il nodo centrale resta l’intenzione politica di Teheran: capacità operative e volontà di utilizzarle non coincidono sempre. Ma qualora il regime percepisse la minaccia come esistenziale, la risposta potrebbe assumere proporzioni regionali.



