Si è conclusa la riunione dei leader europei all’Eliseo per discutere della sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Starmer: «Bene la riapertura, ma dobbiamo assicurarci che sia duratura»
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(LtoR) Italian Prime Minister Giorgia Meloni, British Prime Minister Keir Starmer, French President Emmanuel Macron and German Chancellor Friedrich Merz deliver a joint statement following an international summit on efforts to reopen the Strait of Hormuz at the Elysee Palace in Paris on April 17, 2026. French President Emmanuel Macron and UK Prime Minister Keir Starmer chair a meeting of allies to consider sending a multinational force to ensure security and free-flowing trade in the Strait of Hormuz once the current conflict between Iran and the US and Israel ends. Iran imposed the blockade on the critical shipping bottleneck as soon as the US and Israel launched the war against the Islamic republic on February 28, leading to a surge in global energy prices. Even with a shaky ceasefire in place, the US is now imposing its own blockade on Iranian ports. (Photo by Michel Euler / POOL / AFP)
I principali leader europei si sono riuniti all’Eliseo per una conferenza sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, al centro delle tensioni internazionali delle ultime settimane. All’incontro, promosso dal presidente francese Emmanuel Macron, hanno partecipato tra gli altri la premier Giorgia Meloni, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, insieme ai rappresentanti di circa cinquanta Paesi e organizzazioni internazionali, anche in videocollegamento.
Al termine della riunione, Macron ha ribadito la posizione condivisa: «Chiediamo tutti la piena riapertura, immediata e incondizionata, dello Stretto di Hormuz. Chiediamo il ripristino del libero passaggio e il pieno rispetto del diritto marittimo». Il presidente francese ha parlato di un «messaggio di speranza» ma anche di «unità» della comunità internazionale.
Sulla stessa linea il premier britannico Keir Starmer, che ha accolto con cautela l’annuncio iraniano: «Accogliamo positivamente la riapertura, ma dobbiamo assicurarci che sia duratura. Lo Stretto deve essere aperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione». Starmer ha inoltre annunciato che «oltre una dozzina di Paesi» si sono detti pronti a contribuire a una forza multinazionale per la sicurezza marittima nell’area.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato il valore strategico della questione: «Riaprire Hormuz significa affrontare una criticità centrale e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». Secondo Meloni, la libertà di navigazione nello Stretto è «un principio cardine del diritto internazionale» e ha un impatto diretto sull’economia globale, considerando che da lì transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido.
La premier ha ribadito che la riapertura dello Stretto è parte integrante di ogni percorso negoziale, insieme ad altri nodi cruciali come la sicurezza regionale e la rinuncia dell’Iran al programma nucleare: «Sono tutti elementi fondamentali per costruire una stabilità duratura».
Sul piano operativo, Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a contribuire a una missione internazionale: «L’Italia è pronta a mettere a disposizione proprie unità navali, nel rispetto delle procedure costituzionali e previa autorizzazione parlamentare». Un impegno che si inserisce nella continuità delle missioni europee già attive, come Aspides e Atalanta, dedicate alla sicurezza della navigazione.
La partecipazione italiana, ha precisato, potrà avvenire solo «in presenza di una cessazione delle ostilità» e con una «postura esclusivamente difensiva», in coordinamento con i partner internazionali.
Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha evidenziato la necessità di un impegno condiviso, auspicando il coinvolgimento degli Stati Uniti nella missione per garantire la sicurezza dello Stretto.
Nel complesso, dal vertice di Parigi emerge la volontà di rafforzare il coordinamento internazionale per garantire la libertà di navigazione in uno dei punti più strategici per gli equilibri energetici globali, considerato un passaggio cruciale anche per la stabilizzazione più ampia della crisi in Medio Oriente.

