Dal corridoio strategico all'uranio arricchito, dal Libano alle sanzioni: le quattro fratture che dividono Washington e Teheran alla vigilia dei colloqui di Islamabad. Khamenei non cede: «Lo Stretto resterà sotto il nostro controllo»
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Con i colloqui di pace fissati domani a Islamabad, in Pakistan, la distanza tra Washington e Teheran rimane abissale su almeno quattro nodi critici. Donald Trump si dice ottimista sulla trattativa – mediata dal premier pakistano Shehbaz Sharif e sostenuta da una tregua di due settimane – ma non nasconde l'ipotesi di un fallimento, avvertendo che in quel caso gli Stati Uniti colpiranno l'Iran con una durezza senza precedenti. La delegazione americana sarà composta dal vicepresidente JD Vance, dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal genero Jared Kushner.
Il primo e più urgente punto di frizione riguarda lo Stretto di Hormuz, ancora sotto il controllo iraniano nonostante la tregua. Il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei – figlio dell'ayatollah Ali Khamenei, ucciso all’inizio del conflitto – ha ribadito che Teheran non cederà la gestione della via marittima attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.
I media iraniani parlano persino di un possibile sistema di pedaggi per le petroliere in transito, con i proventi divisi tra Iran e Oman: proposta che Trump ha respinto con forza, accusando Teheran di non rispettare gli accordi. Nel frattempo la Marina dei Pasdaran ha diffuso mappe con rotte alternative per evitare le mine depositate in mare, mentre l'Iran punterebbe a contingentare i passaggi a un massimo di 15 petroliere al giorno durante la tregua.
Secondo nodo: il nucleare. L'Iran detiene circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, a pochi passi dalla soglia militare del 90%. Trump ribadisce che Teheran non potrà mai dotarsi di armi atomiche; Teheran risponde che qualsiasi pretesa di smantellare il programma di arricchimento è destinata a restare lettera morta.
Il terzo punto critico è il Libano: Iran e Pakistan lo considerano coperto dalla tregua, mentre Usa e Israele lo escludono esplicitamente. Gli attacchi israeliani contro Hezbollah proseguono, e Teheran li definisce una violazione del cessate il fuoco, ponendo lo stop alle ostilità libanesi come condizione pregiudiziale a qualsiasi negoziato. La Casa Bianca, secondo Axios, non ha nemmeno un funzionario di alto livello incaricato del dossier libanese.
Infine, le sanzioni: l'Iran chiede la rimozione totale delle misure restrittive americane in vigore da decenni, oltre a un risarcimento per i danni di guerra. Washington potrebbe concedere alleggerimenti parziali, ma una revoca completa appare fuori portata, anche per i vincoli politici interni. Le posizioni restano, su tutti e quattro i fronti, lontanissime.

