Nel pieno della crisi tra Israele e Iran, le forze israeliane abbordano almeno dieci natanti diretti verso Gaza. A bordo anche decine di italiani. Intanto Teheran minaccia nuovi scenari dopo Hormuz e gli Usa contano già 40 miliardi di dollari bruciati in benzina
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La guerra tra Israele e Iran continua a divorare tutto. Non solo il Medio Oriente, ma ormai anche il Mediterraneo, le rotte civili e perfino le missioni umanitarie. Nelle ultime ore le forze israeliane hanno intercettato e sequestrato diverse imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza. A bordo ci sarebbero almeno 35 italiani. Secondo gli organizzatori, almeno sette connazionali sarebbero già stati fermati.
Le operazioni sarebbero avvenute al largo di Cipro, in acque internazionali. Ed è proprio questo il punto che rischia di aprire un nuovo caso diplomatico.
“Ci stanno dando la caccia”
La denuncia arriva direttamente da Global Sumud Italia. La portavoce Maria Elena Delia ha raccontato una notte improvvisamente precipitata nel caos.
«Quattro navi e sei mezzi veloci israeliani hanno iniziato a dare la caccia alle barche della Global Sumud Flotilla», ha spiegato durante una manifestazione a Roma. Secondo gli attivisti, almeno dieci imbarcazioni sarebbero già state abbordate.
Il racconto è drammatico: «Abbiamo perso i contatti con diverse persone, non sappiamo dove siano e non sappiamo dove le stanno portando».
Le barche intercettate sarebbero Cactus, Zio Faster, Holy Blue, Furleto, Kyriakos, Amanda, Blue Toys, Barbaris, Isobella e Tenaz. Alcune battono bandiera italiana.
Gaza, il mare e la guerra che si allarga
La Flotilla puntava a raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari e contestare il blocco israeliano sulla Striscia. Israele considera però queste missioni una violazione delle restrizioni navali attorno all’area del conflitto.
Il problema è che tutto questo accade mentre il Medio Oriente è già seduto sopra una polveriera gigantesca.
Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran eliminando anche figure di vertice del regime, il conflitto è entrato in una fase completamente nuova. Teheran ha risposto colpendo Israele, basi americane nel Golfo e minacciando direttamente i Paesi che ospitano installazioni Usa.
Ora il timore occidentale è che l’Iran possa colpire anche infrastrutture strategiche globali. Secondo la CNN, dopo lo Stretto di Hormuz Teheran starebbe valutando possibili azioni contro i cavi sottomarini internazionali, nervi invisibili dell’economia digitale mondiale.
Gli Usa già pagano il prezzo della guerra
Nel frattempo la guerra sta già presentando il conto all’Occidente.
Secondo uno studio della Brown University, gli americani avrebbero speso 40 miliardi di dollari in più in benzina dall’inizio del conflitto.
Il costo medio aggiuntivo sarebbe di circa 316 dollari per famiglia solo per il carburante. Una cifra enorme che racconta quanto una guerra lontana possa entrare direttamente nella vita quotidiana delle persone.
E mentre i negoziati restano bloccati, Teheran continua a ribadire che «non esiste alternativa» al proprio piano in 14 punti e che tratta «con il dito sul grilletto». Continua a leggere su La Capitale.

