Gli annunci non fanno presagire nulla di buono. Dal primo pomeriggio di oggi si sono moltiplicati gli inviti delle cancellerie europee ai propri cittadini in Israele e in Iran ad abbandonare i due Paesi. Londra ha ritirato il personale diplomatico da Teheran. La Turchia ha sospeso i collegamenti aerei e la Cina ha imposto lo stop ai viaggi nell’area. Un segnale chiaro dell’innalzamento del livello di tensione riguardo ad un possibile attacco Usa.

Nella regione il personale diplomatico occidentale è stato già ridotto all’essenziale. «Non voglio una soluzione militare ma a volte serve» ha detto il presidente americano Donald Trump. «Non ho ancora deciso sull’Iran» ha detto questa sera, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg «potrebbe esserci o potrebbe non esserci un cambio di regime» ha concluso. Lunedì il segretario di Stato Marco Rubio sarà in Israele. Intanto la diplomazia internazionale è al lavoro per trovare una soluzione negoziale.

L'Oman, che sta mediando tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato che le parti hanno compiuto progressi nei colloqui, sebbene non vi siano segnali di una svolta che possa scongiurare potenziali attacchi statunitensi. Una delle condizioni ritenuta fondamentale da Washington è il “disarmo nucleare” di Teheran. L’Aiea ha però fatto sapere che al di là dlle dichiarazioni e delle rassicurazioni ufficiali «non è possibile verificare se l’Iran ha sospeso il suo programma di arricchimento dell’uranio». Gli Usa hanno schierato 15 navi da guerra con le portaerei Ford e Lincoln a supporto delle quali ci sono 75 aerei da combattimento f-35 stealth. Nella base saudita Prince Sultan, la più grande dell’area, sono stati raggruppati altri 40 aerei da combattimento e di supporto alle operazioni. Negli ultimi giorni Washington ha utilizzato le basi in Regno Unito, Grecia e Bulgaria per mobilitare uomini e mezzi che potrebbero essere impiegati nell’attacco.

L’Iran ha fatto sapere che risponderà a qualsiasi azione ostile venga compiuta contro il Paese. Da giorni la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, dirige le operazioni di difesa da un luogo protetto. Israele ha attivato il protocollo di emergenza. L’attacco potrebbe essere imminente ma l’annuncio della visita di Rubio, lunedì in Israele, lascia aperta l’opzione diplomatica.