Lo scontro è diretto, personale, e carico di sottintesi politici. Al centro, ancora una volta, il nome Berlusconi. Ma stavolta a occupare la scena è Marina Berlusconi, primogenita di Silvio Berlusconi, che rompe il silenzio e passa al contrattacco contro Il Fatto Quotidiano e il giornalista Pino Corrias.

L’innesco: il retroscena politico

Tutto nasce da un articolo pubblicato nell’edizione di lunedì del quotidiano diretto da Marco Travaglio, in cui si ipotizzava un possibile impegno diretto in politica della numero uno di Mondadori. Un retroscena che, nelle ricostruzioni, parlava di riflessioni già avviate e di una preparazione in corso. Una prospettiva che Marina Berlusconi ha liquidato senza esitazioni, definendola una costruzione fantasiosa, ma soprattutto denunciando il tono e l’impostazione dell’articolo.

L’affondo: «Disprezzo cavernicolo»

La replica arriva attraverso una lettera indirizzata al sito Dagospia. Ed è una replica durissima. Marina Berlusconi parla apertamente di “fantasie” e accusa l’articolo di nascondere “i peggiori tratti di un disprezzo per il genere femminile”, spingendosi a definirlo con un termine che pesa come un macigno: “cavernicolo”. Non solo. Nel mirino finisce anche quello che definisce un atteggiamento riconducibile al “body shaming”, ribaltando così il piano dello scontro: da politico a culturale.

Il passaggio più duro è riservato proprio a Corrias, descritto come “un uomo prigioniero di idee tanto retrograde, misogine e profondamente patriarcali”. Poi l’attacco si allarga all’intero giornale: gli attacchi del Fatto, scrive, sono per lei “medaglie al valore”, da appuntare “con soddisfazione sulla giacca”. E, pur riconoscendo il “talento giornalistico davvero spiccato” di Travaglio, Corrias e della redazione, affonda: l’unica vera linea editoriale sarebbe rimasta “l’ossessione antiberlusconiana”.

La controreplica: il contrattacco di Corrias

La risposta di Pino Corrias non si fa attendere. Ed è altrettanto frontale. Il giornalista ribalta l’accusa di patriarcato, invitando Marina Berlusconi a “un po’ di prudenza”, evocando il contesto in cui è cresciuta: quello che definisce “lo scempio culturale e politico” operato dal padre nei confronti delle donne nel corso di decenni tra televisione, politica e comunicazione.

Un passaggio che sposta lo scontro su un terreno ancora più scivoloso: la memoria storica del berlusconismo e il suo rapporto con l’immagine femminile. Infine, Corrias respinge anche l’accusa di ossessione: quella, sostiene, apparterrebbe piuttosto alla stessa Marina, “il suo specchio”.

Oltre la polemica: un segnale politico?

Al di là dei toni, durissimi, lo scontro lascia emergere un dato politico non secondario: il nome di Marina Berlusconi torna con insistenza nel dibattito pubblico, non più soltanto come figura industriale ma come possibile soggetto politico. Che si tratti di suggestioni mediatiche o di scenari in costruzione, la reazione così netta della presidente Mondadori segnala una soglia ormai superata: quella dell’indifferenza.

E quando il cognome è Berlusconi, ogni smentita, si sa, finisce inevitabilmente per alimentare la notizia.