L’annuncio di Vance arriva da Islamabad nel cuore della notte e gela il mondo: «Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l’Iran».

Secondo il vicepresidente americano, già partito dal Pakistan, «non c’è la promessa da parte dell’Iran di abbandonare definitivamente l’arma nucleare». Vance ha spiegato che a Teheran è stata presentata «un’offerta finale e la migliore possibile», prima del suo rientro negli Stati Uniti.

Di tutt’altro tenore la versione iraniana: «I negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa», ha riferito la tv di Stato, aggiungendo però che «nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati». Una linea ribadita anche dal portavoce della diplomazia, Esmaeil Baqaei, secondo cui «era evidente fin dall’inizio che non dovevamo aspettarci di raggiungere un accordo in una sola sessione». Lo stesso Baqaei ha sottolineato che i contatti diplomatici «proseguiranno» con il Pakistan e con gli altri attori della regione.

Il Pakistan, che ha ospitato i colloqui, invita entrambe le parti a mantenere gli impegni presi: «È imperativo che Iran e Stati Uniti rispettino il cessate il fuoco», ha dichiarato il ministro degli Esteri Ishaq Dar, assicurando che Islamabad continuerà a facilitare il dialogo tra le due potenze.

Restano numerosi i nodi irrisolti che hanno impedito l’intesa: lo Stretto di Hormuz, il Libano, il programma nucleare, le sanzioni, gli asset congelati e le riparazioni di guerra. Sul piano militare, la tensione resta alta: due navi da guerra americane sono presenti nello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran smentisce la versione statunitense. I Pasdaran hanno avvertito: «Agiremo severamente con le navi militari che transitano a Hormuz».

Intanto, dal Vaticano arriva l’appello del Papa: «Basta morte in nome di Dio». Sullo sfondo, anche il fronte ucraino registra sviluppi, con la tregua di Pasqua e la prevista visita di Volodymyr Zelensky a Roma.