A rilanciare il tema sulle regole dalla giustizia italiana è stato lo stesso ministro che nei giorni scorsi aveva citato proprio il caso Garlasco come esempio di una possibile anomalia del sistema italiano. A sorpresa, spiragli dall’Associazione nazionale magistrati
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Il caso Garlasco ormai non scuote soltanto tribunali, procure e talk show. Adesso è diventato anche il detonatore di una nuova battaglia politica e giudiziaria sulle regole stesse della giustizia italiana. Perché dietro il nome di Alberto Stasi si è riaperta una questione che magistrati, politica e avvocati si trascinano dietro da anni: è giusto che una persona assolta in primo e secondo grado possa poi essere condannata senza nuove prove?
A rilanciare il tema è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nei giorni scorsi aveva citato proprio il caso Garlasco come esempio di una possibile anomalia del sistema italiano. E adesso, a sorpresa, dall’Anm arriva un’apertura che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile.
L’Anm apre a Nordio sul caso Stasi
A parlare è stato Giuseppe Tango, nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati. E il segnale politico è fortissimo. Perché dopo anni di muro contro muro tra toghe e governo, il vertice dell’Anm ha scelto di non chiudere la porta alle ipotesi di riforma sulle impugnazioni.
«Se Nordio o il legislatore o il governo vorranno affrontare il tema dell’impugnazione o meno delle sentenze, e avremo un testo davanti, come sempre saremo pronti a dare il nostro contributo tecnico», ha dichiarato Tango durante la prima assemblea dell’Anm successiva alla vittoria del No al referendum sulla giustizia. Continua a leggere su LaCapitalenews.it


