Il presidente iraniano invoca il sostegno internazionale contro Washington e loda il Pontefice: «Le sue posizioni sono morali, logiche e giuste». Su Hormuz: «Riapriremo al termine delle ostilità»
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Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha inviato una lettera a Papa Leone XIV chiedendo alla comunità internazionale di opporsi alle pretese che definisce "illegali" da parte di Washington. Nella missiva, il leader di Teheran ha descritto le conseguenze del conflitto: attacchi che avrebbero causato la morte dell'Ayatollah Khamenei, di figure politiche e militari di rilievo e di oltre tremila civili, oltre a gravi danni a strutture scolastiche, sanitarie e religiose. «Si tratta di chiari crimini di guerra», ha dichiarato.
Richiamando testi sacri sia coranici che biblici, Pezeshkian ha elogiato le prese di posizione del Pontefice, definendole «morali, logiche e giuste». Ha poi puntato il dito contro le ambizioni americane: «L'intento dichiarato del presidente degli Stati Uniti di distruggere la civiltà storica dell'Iran ha rivelato un'illusione di potere assoluto».
Il presidente iraniano ha poi ricordato la tradizione di convivenza pacifica tra le diverse comunità religiose presenti in Iran e ha giustificato le azioni militari iraniane nel Golfo Persico come risposta difensiva all'utilizzo di basi americane nella regione. Sulla questione dello Stretto di Hormuz, ha attribuito l'attuale instabilità agli attacchi statunitensi e al blocco navale, assicurando che la libera navigazione verrà ripristinata con la cessazione delle ostilità. «La posizione dell'Iran contro le richieste illegali del governo degli Stati Uniti è una posizione a difesa del diritto internazionale e degli alti principi etici e dei valori umani», ha concluso, riaffermando la disponibilità al dialogo e a una soluzione negoziale della crisi.

