L’ex ministra ribadisce la propria estraneità alle accuse sulla cassa integrazione e spiega di lasciare l’incarico per rispetto delle richieste della premier: «Pago anche per altri»
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La ministra Daniela Santanchè (foto di Stefano Carofei -Ipa)
«Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione», scrive Daniela Santahcè nella lettera di dimissioni alla premier Meloni in cui tra l'altro dice: «Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio».
E ancora: «Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l'On Delaastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire "obbedisco" e a fare quello che mi chiedi».
«Non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento», ha concluso.
Applauso in aula alla Camera da parte dei deputati dell'opposizione quando arriva la notizia che la ministra Daniela Santanchè si è dimessa. «Pensavo applaudiste me invece ho capito che questo applauso non era per me», ha ironizzato il vicepresidente Giorgio Mulè che presiedeva l'aula quando i lavori sono stati interrotti dall'applauso.

