Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sorta di smarrimento della democrazia. Laddove ancora esiste – e non sono poi molti i Paesi al mondo in cui è pienamente vitale – ha spesso premiato candidati divisivi, quando non apertamente illiberali. Che hanno creato gravi problemi al proprio paese e nei rapporti internazionali.

Il caso di Victor Orban in Ungheria è emblematico, anche perché ha profondamente investito l’Europa. Un leader che da tempo viene accusato di derive autoritarie e di una linea politica fortemente filorussa, capace di rallentare decisioni cruciali dell’Unione Europea, dove ancora oggi su molti dossier pesa il vincolo dell’unanimità.

Le elezioni della prossima settimana potrebbero rappresentare un passaggio decisivo: un’eventuale uscita di scena di Orbán aprirebbe nuovi scenari, a partire dallo sblocco degli aiuti europei all’Ucraina e alla sua eroica resistenza alla violenta aggressione russa. Aiuti finora frenati dal veto di Budapest.

Un rafforzamento del sostegno a Kiev, impegnata in una resistenza che dura da anni, potrebbe incidere anche sugli equilibri del conflitto. In Russia dove l’economia è sotto pressione e la guerra pesa sempre di più sulla società, una prospettiva di ancora lungo logoramento potrebbe avere conseguenze politiche rilevanti per Putin, sempre più isolato, costretto a subire un crescente malcontento popolare, mentre i notabili miliardari che lo sostengono da sempre, vedono crollare gli affari, mentre pesa sempre di più l’isolamento internazionale. Ma ogni previsione sulla sua caduta resta, ad oggi, probabile ma non certo, essendo Putin spietato e capace di tutto.

Un altro banco di prova per la tenuta delle democrazie sarà quello degli Stati Uniti. A novembre, con le elezioni di medio termine, i sondaggi indicano nettamente il crollo del partito di Trump. Un presidente sempre più fuori controllo, incapace di un ragionamento chiaro e coerente, in pieno delirio di onnipotenza, capace di tutto. Un presidente al centro di forti critiche interne e internazionali per il suo stile politico volgare e violento, e per le scelte che, secondo molti osservatori, stanno rovinando i consolidati equilibri interni e gli storici rapporti con gli alleati.

Se davvero la democrazia riuscirà a ritrovare slancio, potremmo assistere a un riequilibrio degli assetti globali. Ma la strada resta incerta e complessa. Le dinamiche politiche, oggi più che mai, sfuggono a previsioni lineari. Le guerre in corso potrebbero portare a conseguenze al momento imprevedibile ma certamente drammatiche. Davanti ad uno scenario come questo, si sente forte il bisogno di nuovi governi che puntino alla pace, al dialogo, alla mediazione.