Circa mille navi risultano attualmente bloccate nel Golfo Persico, con un valore stimato delle merci trasportate pari a 23,7 miliardi di dollari. La situazione sta già generando forti effetti sulle catene globali di approvvigionamento, in particolare nel settore agroalimentare.

A fotografare il quadro è il report “Port Infographics” realizzato da Assoporti e dal centro studi Srm, legato al gruppo Intesa Sanpaolo.

Lo Stretto di Hormuz e il peso sulle rotte globali

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un nodo strategico per il commercio mondiale: da qui passa il 37% del petrolio trasportato via mare, il 28% del Gpl globale e circa il 25% dei fertilizzanti.

Le tensioni nell’area hanno provocato un crollo dei transiti giornalieri fino all’89% in pochi mesi. Le navi costrette a cambiare rotta, passando ad esempio dal Capo di Buona Speranza, accumulano fino a 20 giorni di navigazione in più, con costi sensibilmente più alti.

L’allarme dell’Onu: rischio crisi alimentare

Secondo le Nazioni Unite, il blocco prolungato dei fertilizzanti potrebbe portare entro poche settimane a una grave crisi umanitaria. La riduzione dei flussi commerciali rischia infatti di colpire direttamente la produzione agricola globale.

Gli operatori del settore, riuniti a Tuttofood, avvertono che la situazione potrebbe tradursi in una nuova ondata di rincari e instabilità sui mercati agroalimentari europei.

L’impatto sulla filiera agroalimentare

Per il presidente di Federalimentare Paolo Mascarino, le tensioni geopolitiche stanno già incidendo sull’intera catena del valore: energia, imballaggi, materie prime e fertilizzanti risultano tutti coinvolti.

Mascarino segnala anche il rischio di stagflazione per l’Italia se il conflitto in Iran dovesse prolungarsi, mentre il ritorno alla normalità dei prezzi richiederà diversi mesi.

Prezzi dei fertilizzanti e rischio per l’agricoltura

La Fao prevede che, in caso di crisi prolungata, i prezzi globali dei fertilizzanti possano restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026.

Per gli agricoltori europei si apre uno scenario difficile: ridurre l’utilizzo di fertilizzanti, con conseguente calo delle rese, oppure assorbire i costi aggiuntivi con un rischio crescente di difficoltà finanziarie.

Secondo Filiera Italia, l’aumento di energia, gasolio e fertilizzanti comporta un incremento dei costi di oltre 250 euro per ettaro.

Le richieste di intervento e il ruolo dell’Europa

Confagricoltura chiede misure urgenti per evitare un’impennata dell’inflazione alimentare. Anche Terra Viva sollecita strumenti straordinari per monitorare e contenere le speculazioni su energia e fertilizzanti, oltre a sostegni per le filiere più esposte.

Dal fronte europeo, il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto sottolinea come, in un contesto di catene di approvvigionamento sempre più influenzate dalla geopolitica, l’Europa debba assumere un ruolo centrale e più incisivo.