Si è tenuta ieri, 14 settembre, nella Sala consiliare del Comune di Cerenzia, la conferenza stampa di presentazione del “Festival nel nome di Dante”, iniziativa che vivrà i suoi giorni clou dal 18 al 20 settembre, con un programma dedicato alla figura di Dante Alighieri e al dialogo tra letteratura, storia, patrimonio, musica e cultura popolare.

A introdurre l’incontro è stato il sindaco di Cerenzia, Salvatore Mascaro, che ha raccontato la genesi dell’idea del festival e le ragioni che hanno portato l’Amministrazione a scegliere Dante come figura centrale di un percorso culturale capace di mettere in relazione il territorio con una delle personalità più importanti della cultura italiana.

«Cerenzia ha scelto Dante – è stato il senso dell’intervento del sindaco – per costruire un percorso che parta dalla storia e dal patrimonio del territorio e arrivi alla capacità di raccontarlo e valorizzarlo attraverso la cultura». Un progetto che guarda dunque alla valorizzazione del patrimonio locale non soltanto come testimonianza del passato, ma come elemento vivo, capace di generare nuove occasioni di conoscenza, partecipazione e confronto.

Tra gli interventi anche quello dell’architetto Antonello Lopetrone, architetto e progettista del sito archeologico di Akerentia, che ha sottolineato l’importanza del rapporto tra il patrimonio di un luogo e la capacità di costruire intorno ad esso una narrazione. Gli eventi culturali, in questa prospettiva, possono diventare strumenti preziosi per riportare l’attenzione sui luoghi, farli conoscere e creare nuove chiavi di lettura del territorio.

Particolarmente significativo anche il contributo di Danilo Gatto, etnomusicologo del Conservatorio di Nocera Terinese, presidente dell’associazione Arpa e ideatore della mostra “Dante e la Calabria”, allestita a Cerenzia e visitabile per tutta la durata dell’evento.

Gatto ha illustrato il percorso della mostra, soffermandosi sul rapporto tra Dante e la Calabria e sul ruolo che musica e cultura popolare possono assumere nel racconto dell’identità di un territorio. Linguaggi diversi che, incontrandosi, possono contribuire a costruire un dialogo originale con la figura di Dante, restituendone la contemporaneità e offrendo al pubblico nuove prospettive per avvicinarsi alla sua opera e alla sua eredità culturale.

A moderare la conferenza stampa è stata Annamaria Alessio.

All’incontro hanno preso parte cittadini, rappresentanti delle associazioni e realtà del territorio, a testimonianza di un interesse condiviso verso un’iniziativa che punta a fare della cultura uno strumento di valorizzazione e partecipazione.

La conferenza stampa ha così aperto ufficialmente il percorso verso i giorni centrali del “Festival nel nome di Dante”, che dal 18 al 20 settembre porterà a Cerenzia appuntamenti e momenti di approfondimento nel segno di Dante, intrecciando la sua figura con la storia, il patrimonio archeologico di Akerentia, la musica e la cultura popolare calabrese.

La mostra dedicata a Dante si apre con un pannello dove fra l’altro si legge: «Il rapporto fra Dante e la Calabria, apparentemente tenue se non occasionale, in effetti è molto più intenso di quello che potrebbe apparire. Oltre all’influsso riconosciuto del pensiero di Gioacchino da Fiore si narra – sia pur in assenza di riscontri storici puntuali – di una sua permanenza a Cerenzia, dove avrebbe trascorso una parte del proprio esilio e abbozzato, addirittura, il progetto della Divina Commedia.

Questa suggestione, che allo stato attuale è più una leggenda che un’ipotesi, giustificherebbe tuttavia la conoscenza e la presenza di numerosi termini della Calabria centro-settentrionale fra le sue terzine.

In ogni caso la Calabria ha riservato a Dante un’attenzione inconsueta: se ad oggi sono oltre 150 le traduzioni della sua opera nei vari dialetti italiani, le versioni calabresi, la prima delle quali risale al 1840, sono in assoluto le più numerose.

Dante, lasciando ai posteri un patrimonio artistico, culturale, identitario e linguistico immenso, sul quale poter consolidare le fondamenta del processo unitario, unì l’Italia prima di Garibaldi».