Sarà una serata dedicata alla memoria, alla cultura popolare e alla riflessione sul presente quella in programma il prossimo 30 maggio alle ore 19.00 al Cineteatro Metropolitano con lo spettacolo “Canzone contro Giufà – Vita e opere di Nicola Giunta, poeta”, penultimo appuntamento della rassegna “Un palco per la città”.

Sul palco saliranno Rita Nocera, Sonia Impalà, Antonino Marra, Benvenuto Marra ed Enzo Schiavone, con la fisarmonica di Antonia Tripodi, in uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Antonio Calabrò.

L’appuntamento si propone come un viaggio intenso nella figura di Nicola Giunta, poeta reggino anticonformista, polemico e profondamente innamorato della sua terra, attraverso poesie celebri, testi meno conosciuti e momenti di approfondimento storico e culturale.

Antonio Calabrò: “Un racconto tra poesia, Giufà e presente”

«Sarà una serata in cui parleremo di poesia, di Giufà e di Reggio Calabria», spiega il direttore artistico Antonio Calabrò. «Approfondiremo le opere di Nicola Giunta, che dei Giufà detestava soprattutto l’approssimazione culturale e morale. Non ci limiteremo alle poesie più note: ci saranno riflessioni sulla sua figura, testi meno conosciuti e anche un inedito. Sarà un racconto che proverà a creare un collegamento con il presente».

Un lavoro teatrale e culturale che intreccia musica, memoria e denuncia civile, riportando al centro una delle figure più originali della letteratura dialettale reggina.

Chi è Giufà: dalla tradizione popolare al simbolo sociale

Al centro dello spettacolo vi è la figura di Giufà, personaggio nato nella tradizione popolare siciliana e diffusosi nel Mezzogiorno d’Italia tra racconti, satire e letteratura.

Comparso nella tradizione scritta nel 1845 grazie a Fernando Gangi e successivamente approfondito dall’etnologo Giuseppe Pitrè, Giufà nasce come figura ingenua e facilmente raggirabile, priva della furbizia tipica di altri personaggi popolari.

Nel tempo, però, il personaggio evolve fino a trasformarsi in simbolo dell’ignoranza ostentata, della superficialità elevata a sistema e della mancanza di spirito critico. Un fenomeno che, nello spettacolo, diventa metafora sociale e culturale contemporanea.

“Giufà diventa orgoglioso di essere Giufà”: una riflessione amara ma attuale su dinamiche collettive che attraversano ancora oggi la società.

Nicola Giunta, poeta ribelle e voce di Reggio

Nato a Reggio Calabria il 4 maggio 1895 e morto il 31 maggio 1968, Nicola Giunta fu poeta, autore teatrale, favolista e intellettuale fuori dagli schemi.

Autodidatta dalla cultura vastissima, nella giovinezza si dedicò anche al canto lirico come baritono, studiando a Napoli sotto la guida del maestro De Lucia. Calcò teatri in tutta Italia, da Catania a Milano, arrivando persino a Londra, e frequentò personalità come Pietro Mascagni, Ettore Petrolini, Francesco Cilea e Benedetto Croce.

Socialista ma vicino a una visione anarco-individualista intrisa di spiritualità e valori tradizionali, fu perseguitato dal fascismo. Celebre l’episodio in cui, costretto a bere olio di ricino, brindò ironicamente al duce dichiarando che potevano purgare il suo corpo, ma non le sue idee.

La poesia come amore feroce per la propria terra

Nicola Giunta amava profondamente Reggio Calabria, ma proprio questo amore lo portava spesso a usare toni durissimi contro i difetti e le contraddizioni della sua città.

Le sue poesie più celebri, come O riggitani, I vermi e l’omini, Nta stu paisi e A funtana i Riggiu, alternano ironia, invettiva e malinconia, in un continuo conflitto tra appartenenza e disillusione.

Oltre alla poesia civile e dialettale, Giunta si dedicò anche alla favolistica, seguendo una tradizione che richiama Esopo, Fedro e Trilussa. Nelle sue opere gli animali parlano e si rivelano spesso più saggi degli uomini, come accade in testi quali U porcu e u patruni e U jaddhu e a vurpi.

Nel dopoguerra fu direttore della Biblioteca comunale di Reggio Calabria e promosse rassegne culturali di alto profilo, scontrandosi però con quell’ambiente conformista e provinciale che denunciava nelle sue opere.

Artista passionale, eccentrico e iracondo, trascorreva le notti a scrivere e le giornate tra il Corso cittadino, gli amici letterati e interminabili discussioni culturali.

La sua figura, la sua voce aspra e poetica continua dunque ancora oggi a interrogare la città e le sue contraddizioni. Tutto questo (e tanto altro ancora) sarà raccontato dal palco del Metropolitano sabato 30 maggio.

“Un palco per la città”: il penultimo appuntamento della rassegna

Lo spettacolo rientra nella rassegna “Un palco per la città”, promossa dal DLF Reggio Calabria presieduto da Nino Malara e dedicata a Bruno Stancati.

“Canzone contro Giufà – Vita e opere di Nicola Giunta, poeta” rappresenta il penultimo appuntamento della stagione.

Il 6 giugno la rassegna si concluderà con “Lampo ferroviere, il cane che girò l’Italia in treno”, monologo scritto da Antonio Calabrò e interpretato da Anna Rita Fadda, alla presenza del presidente nazionale DLF Pino Tuscano.