Arriva in Calabria “Scusi, per Hollywood?”, il nuovo spettacolo di Uccio De Santis, in tour nei teatri di tutta Italia. Un titolo che già è una battuta, una domanda surreale che sembra nascere da uno dei suoi personaggi più celebri, e che invece diventa la chiave per leggere il nostro tempo: un’Italia che sogna in grande ma inciampa nelle sue piccole, grandissime contraddizioni quotidiane.

Tra valigie da imbarcare all’ultimo minuto, orologi a cucù che scandiscono il tempo in modo imprevedibile e improbabili formule matematiche che nessuno riesce davvero a capire, Uccio De Santis costruisce uno spettacolo che è insieme viaggio e specchio. “Scusi, per Hollywood?” racconta le imperfezioni del nostro Paese: la paura costante che “ti rubano in casa”, una mentalità a volte un po’ bigotta che fatica ad aprirsi al nuovo, una sanità che non sempre funziona come dovrebbe. Eppure, tra una risata e l’altra, il messaggio che emerge è chiaro: nonostante tutto, l’Italia resta il Paese più bello del mondo, perché fatta di persone, di umanità, di contraddizioni che diventano racconto.

Lo spettacolo, scritto con Aldo Augelli, Fabio Di Credico e Antonio De Santis, con la regia di Davide Allena, è un viaggio nella comicità dell’artista pugliese attraverso monologhi e sketch inediti, ma anche attraverso i personaggi storici di Mudù, il format che ha consacrato Uccio al grande pubblico televisivo e che ancora oggi continua a vivere e a rinnovarsi. Accanto a lui sul palco ci saranno Umberto Sardella, Antonella Genga e Giacinto Lucariello, compagni di scena che contribuiscono a rendere lo spettacolo dinamico e coinvolgente. E poi c’è il pubblico, protagonista a sua volta, chiamato a intervenire in momenti esilaranti che nascono proprio dall’improvvisazione e dallo scambio diretto.

Non va dimenticata, inoltre, la sua straordinaria popolarità sui social: i suoi video macinano milioni di visualizzazioni, le battute diventano virali, i personaggi entrano nel linguaggio quotidiano. Uccio De Santis è oggi uno dei comici più seguiti online, capace di parlare a generazioni diverse, unendo il pubblico televisivo storico a quello digitale, più giovane e abituato a una comicità rapida e immediata.

Le tappe calabresi del tour saranno:

  • Giovedì 5 marzo, ore 21.00, al Cinema Teatro Metropol di Corigliano Rossano
  • Venerdì 6 marzo, ore 21.00, al Cinema Teatro Garden di Rende
  • Sabato 7 marzo, ore 21.00, al Teatro Comunale di Catanzaro

In occasione di queste date, abbiamo rivolto a Uccio De Santis alcune domande.

1. La sua comicità nasce spesso da situazioni quotidiane, da piccoli equivoci e da personaggi che sembrano usciti dalla vita di tutti i giorni. Quanto c’è della sua terra – della Puglia – in questo modo di raccontare? E cosa si aspetta di trovare, umanamente e artisticamente, nel pubblico calabrese?

«Nei personaggi che porto in scena c’è moltissimo della quotidianità. Sono figure che appartengono a situazioni e circostanze che tutti abbiamo vissuto almeno una volta: il vicino impiccione, l’amico che sa tutto, il parente esagerato. La Puglia la porto dentro sempre, è il mio modo di parlare, di osservare, di raccontare. Anche quando non la nomino esplicitamente, è presente nel ritmo, nei colori, nelle sfumature dei personaggi.

Dal pubblico calabrese mi aspetto calore, partecipazione, quella complicità che solo il Sud sa dare. D'altro canto io ho lavorato moltissimo in Calabria. Artisticamente spero in uno scambio vero: io porto le mie storie, ma ogni regione mi restituisce qualcosa di diverso, e questo arricchisce anche il mio modo di stare sul palco».

2.Lei ha costruito una carriera solida passando dalla televisione al teatro, mantenendo però sempre un rapporto diretto con il pubblico. In un’epoca dominata dai social e dalla comicità “veloce”, quanto è importante per lei il contatto fisico, lo scambio di sguardi, la risata condivisa in sala?

«È importantissimo per chi fa il nostro mestiere avere un contatto diretto con il pubblico. I social sono uno strumento straordinario, ti permettono di arrivare ovunque, in qualsiasi momento. Però il teatro è un’altra cosa: lì senti il respiro della sala, percepisci una pausa, uno sguardo, una risata che cresce piano piano.

La risata condivisa è un’emozione che non può essere sostituita da uno schermo. È uno scambio energetico: tu dai qualcosa e il pubblico ti restituisce immediatamente una risposta. Questo per me resta il cuore del mio lavoro».

3. La Calabria, come la Puglia, è una terra spesso raccontata attraverso stereotipi. Pensa che la comicità possa essere uno strumento per smontare i luoghi comuni sul Sud e restituirne invece l’umanità più autentica?

«Tutto dipende da che comicità parliamo. Ci sono forme di comicità che si limitano a ripetere lo stereotipo, e altre che invece lo prendono, lo girano, lo smontano in maniera simpatica.

Se la battuta è fatta con intelligenza e affetto, può diventare un modo per dire: guardate che non siamo solo questo. Il Sud ha mille sfaccettature, ha problemi ma anche una ricchezza umana enorme. La comicità può aiutare a raccontare questa verità in modo leggero ma efficace».

4. Nei suoi spettacoli c’è una leggerezza che però non è mai superficiale. Crede che oggi il pubblico abbia ancora bisogno di una comicità che faccia ridere “di pancia”, o sente l’esigenza di inserire anche una riflessione più profonda dietro la battuta?

«La leggerezza si avvale quasi sempre di disimpegno: non si può essere pesanti e troppo impegnati nei contenuti, altrimenti si rischia di fallire nel tentativo comico. La gente viene a teatro per staccare, per respirare, per ridere.

Detto questo, è anche vero che a volte è importante lasciare un piccolo messaggio. Non dev’essere una lezione, non dev’essere una morale pesante, ma una riflessione che resta lì, magari nascosta dentro una risata. Se il pubblico esce divertito ma anche con un pensiero in più, allora il lavoro è completo».

5. Se dovesse descrivere con una sola immagine o un ricordo l’emozione di salire su un palco in una regione diversa dalla sua, come la Calabria, quale sarebbe? E cosa spera che il pubblico porti a casa dopo una sua serata?

«L’immagine è quella di una valigia pronta: ogni volta che arrivo in una regione diversa è come se aprissi quella valigia piena di storie, personaggi, situazioni. “Scusi, per Hollywood?” è proprio questo: un viaggio tra monologhi e sketch inediti, tra i personaggi storici di Mudù e nuove situazioni che raccontano l’Italia di oggi, con le sue paure, le sue contraddizioni, ma anche con la sua bellezza.

Spero che il pubblico porti a casa due ore di leggerezza vera, di risate sincere, ma anche la consapevolezza che possiamo sorridere dei nostri difetti senza perdere l’amore per il nostro Paese. Chi mi conosce già può venirmi a vedere e non rimarrà deluso, chi invece non mi conosce è arrivato il momento di venire a scoprirmi».