Tutto nasce da una promessa fatta da una nipote, Nadia Mele, al proprio nonno. E grazie a quella promessa tutto cambia. Perché a volte le promesse diventano progetti, e quindi realtà.

Space 16 Dance Academy di Cosenza è un sogno coltivato con determinazione e passione. Nadia inizia a danzare a dodici anni e presto dimostra talento, disciplina e dedizione. Il suo percorso la porta a vincere premi e borse di studio importanti, tra cui quella per il Balletto di Toscana. A diciotto anni viene ammessa al MAC di Roma, dove si diploma e lavora per sei anni con coreografi di rilievo partecipando a diverse produzioni teatrali.

Ma la danza, per lei, non è solo palcoscenico. È insegnamento, crescita, condivisione, educazione alla vita seguendo regole e disciplina. Così nel 2023 nasce la Space 16 Dance Academy, un progetto ambizioso che oggi rappresenta un punto di riferimento in Calabria, con una proiezione a livello nazionale. Un centro di coordinamento territoriale AID riconosciuto dal Ministero della Cultura e supervisionato dal MAC di Roma.

Tra i progetti più innovativi spicca “Impronte”, un percorso intensivo di formazione con maestri di altissimo livello. In pochi anni la scuola ha già raccolto risultati importanti: premi coreografici, riconoscimenti nei festival e l’accesso di alcune allieve ad accademie prestigiose.

Ma oltre ai successi artistici, la missione di Space 16 resta quella più profonda: formare danzatori e persone, trasmettendo valori come gratitudine e amore per la propria terra. Perché rimanere in Calabria si può e si deve.
Abbiamo sentito Nadia.

Space 16 nasce da una promessa fatta a suo nonno. Quanto ha pesato quel legame affettivo nella scelta di dedicare la sua vita alla danza e all’insegnamento?
«Il legame con mio nonno è stato tutto. È stato lui a credere in me quando la danza era solo un sogno che sembrava lontano. La promessa che gli ho fatto non era solo di continuare a danzare, ma di trasformare quella passione in qualcosa di concreto, che potesse avere valore anche per gli altri. Space 16 nasce da questo: dal desiderio di onorare quella fiducia e dare ai ragazzi uno spazio dove crescere, imparare e credere nei propri sogni. Perché spesso basta una mano tesa e qualcuno che crede in te per cambiare il corso della vita».

Lei ha avuto una formazione importante tra concorsi, borse di studio e diverse esperienze professionali. Qual è stato il momento decisivo del suo percorso artistico?
«I sei anni trascorsi a Roma sono stati una vera scuola di vita. Ho avuto la possibilità di lavorare con tanti artisti e maestri diversi, confrontarmi con mondi diversi e crescere ogni giorno, sia come danzatrice che come insegnante. Ma il momento più decisivo è stato il percorso accanto alla maestra Roberta Fontana. Lei non è stata solo la mia insegnante: è stata la mia guida, il mio esempio più grande. Da lei ho imparato la disciplina, la ricerca della perfezione e, soprattutto, il valore della trasmissione della danza agli altri. Senza quella esperienza non sarei la danzatrice e l’insegnante che sono oggi».

Tornare in Calabria e aprire una scuola di danza è una scelta coraggiosa. Quali sono state le difficoltà più grandi che ha incontrato all’inizio?
«Tornare è stata una scelta fatta con il cuore. Non è stato semplice, perché costruire una realtà artistica richiede tempo, pazienza e tanta determinazione. All’inizio la difficoltà più grande è stata far capire che il mio progetto non voleva essere solo una scuola di danza, ma un vero percorso di formazione. Con il tempo, grazie al lavoro quotidiano e alla fiducia delle famiglie e degli allievi, quella visione ha iniziato a prendere forma».

La Space 16 Dance Academy è oggi una realtà riconosciuta e dinamica. Qual è la filosofia educativa che guida il suo lavoro con i giovani danzatori?
«Per me la danza non è solo tecnica o movimento. È un percorso di crescita. Cerco sempre di trasmettere ai miei allievi il valore della disciplina, del lavoro costante e del rispetto, ma anche la libertà di esprimersi e di trovare la propria identità artistica. Ogni allievo è diverso e il mio obiettivo è accompagnarlo nel suo percorso, aiutandolo a scoprire il proprio potenziale, sia come danzatore che come persona. Quello che dico sempre ai miei allievi è che “La disciplina che metteranno oggi sarà la libertà del loro domani”».

Tra i progetti più innovativi c’è il percorso intensivo “Impronte”. Che tipo di esperienza rappresenta per gli allievi e cosa lo rende diverso da altri programmi di formazione?
«“Impronte” è un progetto a cui tengo molto perché nasce dal desiderio di offrire ai ragazzi qualcosa in più rispetto al normale percorso di studio. È un programma intensivo che permette agli allievi di vivere un’esperienza più completa, confrontandosi con diversi linguaggi della danza e con professionisti esterni. La cosa più importante, però, è che li mette alla prova anche a livello umano e artistico, avvicinandoli a quello che potrebbe essere un futuro professionale nella danza. “Impronte non lascia solo segni sul corpo, ma lascia tracce nell’anima dei ragazzi”».

In pochi anni alcune allieve sono già state ammesse in accademie prestigiose. Cosa prova quando vede i suoi studenti spiccare il volo verso realtà professionali importanti?
«È una delle emozioni più grandi che un insegnante possa provare. Dietro quei risultati ci sono anni di lavoro, sacrifici, momenti difficili ma anche tantissime soddisfazioni condivise. Quando un’allieva viene ammessa in un’accademia importante è come vedere un sogno prendere forma. In quel momento capisci che tutto il lavoro fatto insieme ha avuto un senso».

Guardando al futuro, quale sogno vorrebbe ancora realizzare per la Space 16 Dance Academy e per i giovani talenti calabresi?
«Il mio sogno è continuare a far crescere Space 16 e renderla sempre più un punto di riferimento per la formazione nella danza. Vorrei offrire ai ragazzi sempre più opportunità di confronto con realtà importanti, in Italia e anche all’estero, creando percorsi che possano davvero prepararli al mondo professionale. Uno degli obiettivi a cui tengo di più è facilitare il percorso degli aspiranti danzatori, dando loro strumenti, occasioni e contatti che spesso qui al Sud sono più difficili da trovare. Credo profondamente che il talento non abbia geografia e che nascere al Sud non debba mai significare avere meno possibilità. Se attraverso Space 16 riusciremo ad aprire anche solo qualche porta in più per questi ragazzi, allora saprò di aver fatto qualcosa di davvero importante».