A 28 anni, ha appena conseguito la laurea in direzione d’orchestra con 110 e lode al Conservatorio di Cosenza. Con passione e dedizione, lavora per formare orchestre giovanili creando opportunità di crescita sul territorio
Tutti gli articoli di Storie
PHOTO
Giovane, determinato, profondamente legato alla musica sin dall’infanzia. Mattia Salemme è uno di quei talenti che crescono lontano dai riflettori, ma con una visione chiara: portare la musica classica tra i giovani e nei territori. Ora ha raggiunto un traguardo prestigioso, laureandosi a 28 anni in direzione d’orchestra con 110 e lode al Conservatorio di Cosenza. Un percorso costruito con passione, fatto non solo di formazione accademica ma anche di impegno concreto. Oggi rappresenta una promessa della direzione d’orchestra, ma soprattutto un interprete capace di coniugare talento e passione. Lo abbiamo intervistato.
Chi è Mattia Salemme?
Mattia Salemme è un giovane calabrese di 28 anni, di Diamante (CS), ma vive dove c’è musica: un po’ a Cosenza, un po’ in giro per l’Europa.
Hai raggiunto un traguardo importante con la laurea in direzione d’orchestra: che emozione è stata e cosa rappresenta per te questo momento?
Emozione grandissima. È stato il momento conclusivo dopo tre anni di studi, di riflessione, di tecnica di direzione, di lavoro e sacrificio. Ieri ho raggiunto un primo step per la mia carriera appena iniziata.
Quando è nata la tua passione per la musica e quando hai capito che volevi diventare direttore d’orchestra?
Diventare direttore d’orchestra è stata la conseguenza della mia innata intraprendenza caratteriale. Oltre al fascino del ruolo, dietro si cela molto, ma molto studio: non solo della partitura, ma anche dell’organologia degli strumenti, del linguaggio dell’orchestra, di come organizzare il lavoro e la produzione di un brano sinfonico o di un’opera lirica.
Il tuo percorso è stato segnato da impegno e dedizione: quali sono state le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare?
Le difficoltà che ho dovuto affrontare sono state soprattutto personali. Il direttore d’orchestra di oggi deve pensare in modo elastico, diretto e pratico. A volte trova soluzioni senza nemmeno pensarci troppo. Bisogna imparare un linguaggio molto particolare che, purtroppo, si apprende solo sul campo. Bisogna sbagliare davanti a 30 o 40 persone, tutte che ti fissano e pensano: “Io sarei capace più di lui”. È uno strano mestiere.
Dirigere un’orchestra significa guidare, interpretare: come descriveresti il tuo rapporto con i musicisti?
Penso, personalmente, che bisogna avere una leadership determinata e innata per fare questo mestiere. Bisogna fregarsene delle opinioni altrui, ma senza diventare troppo egoisti. La capacità di gestire i musicisti è dettata, a volte, non da un eccesso di scrupoli, ma dal raggiungimento dell’obiettivo. Altre volte bisogna concedere libertà ai musicisti, ma solo se orientata all’obiettivo comune.
La tua passione ti ha portato a impegnarti direttamente e senza alcun timore.
Vero. Nel mio piccolo ho fondato due orchestre: una giovanile qui a Cosenza, con i miei coetanei e ragazzi poco più giovani di me. L’orchestra giovanile tiene concerti regolarmente durante l’anno e abbiamo avuto modo di studiare anche con maestri di fama internazionale.
L’altra è l’orchestra dei giovani in erba: i musicisti del domani, alcuni molto piccoli, altri adolescenti. Insegno loro come si sta in orchestra, come si studia e tutto il resto.
Insomma, quando si ha la possibilità di fare “comunità” con altri musicisti, si ha un grande privilegio.
Hai sempre lavorato per avvicinare i giovani alla musica classica: perché pensi che oggi sia così importante farlo?
Bisogna ritornare alla sensibilità. La musica classica, o la musica strumentale in generale, ha un che di originale. Bisogna produrre un suono dal proprio strumento, bisogna fare attenzione. Un individuo che suona non cerca solo di far uscire delle note, ma un suono proprio, identitario. Usa la sua sensibilità per creare qualcosa: è un artigiano. E un artigiano ha cura di ciò che produce. Se si parte da piccoli, ci sono buone speranze.
Quali iniziative hai realizzato sul territorio e quale risposta hai ricevuto dai ragazzi?
Ho avuto modo di realizzare molti concerti, anche grazie alle associazioni locali delle diverse città del Cosentino. Tutte credono nelle produzioni dei giovani, aiutano la comunità e noi giovani a poter creare iniziative e momenti musicali. Uno che porto nel cuore è il Concerto per la Pace del 3 gennaio 2025, insieme al network LaC e all’orchestra dei Giovani Calabresi. Un bellissimo concerto.
Secondo te, cosa manca oggi per rendere la musica classica più accessibile alle nuove generazioni?
L’insegnamento della musica ai più piccoli. Se si potesse partire già dalle scuole dell’infanzia e iniziare a proporre pubblicamente metodi di insegnamento per i più piccoli, sarebbe molto importante.
C’è un compositore o un’opera che senti particolarmente tua e che ha influenzato il tuo percorso?
Non ho un compositore che mi ha influenzato particolarmente, ma studio con passione le sinfonie di Beethoven e le opere di Verdi.
Dopo questo importante traguardo, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, sia artistici che professionali?
Studio, studio, studio. Sto preparando la specializzazione in direzione d’orchestra e maestro collaboratore. Inoltre, spero presto di poter tornare a studiare in Germania.
Che messaggio vuoi lanciare ai giovani che sognano di intraprendere una carriera nella musica?
Non accontentarsi, ma puntare sempre al proprio sogno. La concorrenza è spietata nel nostro mondo. Solo lo studio è la chiave per riuscire a fare ciò che si desidera.

