Sto vivendo la vigilia della Festa della Repubblica con tormento.

Le celebrazioni ormai sono routine: la parata, la corona al Vittoriano, i messaggi, i ricevimenti.

Il 2 giugno del 2026 sarà come gli altri?

È possibile che nessuno, a tutti i livelli commentatori rodati, statisti e presunti tali, non si pongano qualche domanda?

Il 2 giugno ci ricorda la nascita della repubblica dopo i risultati referendari e la Costituzione repubblicana redatta dalla Commissione dei ‘75, approvata dall’Assemblea e entrata in vigore il 1 gennaio del 1948?

È giusto che anche oggi si ricordi con la dovuta solennità la scelta del popolo italiano per la Repubblica mentre non si capisce a quale Costituzione allo stato si fa riferimento.

La Costituzione del 1948 non c’è più!

Attraverso azioni destabilizzanti del disegno antidemocratico degli anni ‘90 quella Costituzione è stata, parafrasando D’Annunzio, mutilata. D’Annunzio si riferiva alla “vittoria mutilata” dopo la prima guerra mondiale, quando il trattato di Versailles non aveva riconosciuto compensazioni territoriali all’Italia.

Il maggio radioso del 1915, che non era poi radioso, si traduceva in un disastro per la democrazia, mentre il giugno del 1946 fu veramente radioso, perché nasceva la nuova Italia democratica e liberale.

Il nostro Paese si dotava della sua Carta Fondamentale in cui i diritti e la libertà erano riconosciuti.

Di quel documento fondamentale rimane solo il ricordo storico.

Un evento lontano del quale il tempo ha lasciato lo “scrigno”, mentre il contenuto è stato per molte parti perduto.

Si può dire ancora che l’Italia sia una Repubblica parlamentare con un Parlamento svuotato, composto di nominati? Io ritengo di no. Eppure i moti rivoluzionari e risorgimentali invocavano la concessione della Costituzione in cui le libertà civili vivevano attraverso il Parlamento.

Il prof. Cassese in un articolo su Corsera fa riferimento alle pretese della Corte dei Conti di condizionare il Parlamento e il governo.

Come al solito il ragionamento di Cassese rimane in sospeso.

Fa polemica con la corporazione della Corte e non va al fondo evitando di descrivere un Parlamento inerte.

Inizio’la sinistra con la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001 e poi a seguire l’opera insolente e distruttrice dei grillini supportati da una sinistra priva di identità.

La destabilizzazione degli anni ‘90 trovava sbocchi attraverso le leggi elettorali illiberali.

Oggi la maggioranza che sostiene il governo persegue un nuovo traguardo con una legge elettorale, che prevede un proporzionale falso per l’ampiezza del premio di maggioranza, l’indicazione nelle liste del nome del premier violando, le prerogative costituzionali del Capo dello Stato e con le preferenze invocate come specchietto per le allodole, ma non realmente volute.

L’opposizione?

Tratta.

Mostra i muscoli nelle dichiarazioni dei suoi rappresentanti ma sta al tavolo da “gioco”.

E pensare che il centro decisionale si è trasferito dal governo ad altri corpi dello Stato e poteri decisionali veri non investiti di mandato elettivo.

L’equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e ordine giudiziario e’ saltato.

Altri conflitti fra corporazioni dello Stato rimorchiano un esecutivo che mostra sicumera, grinta ma è debole, perché non c’è la politica con un Parlamento che ha perso centralità e forza propulsiva. Celebrare il 2 giugno come se la Costituzione fosse in buona salute non è saggio né responsabile.

Manca una riflessione forte.

Non c’è coraggio.

Si vive l’oggi senza entusiasmo trascinati dalla corrente del conformismo.

Si spera che la voglia di costruire venga da quanti non intendano accettare le mutilazioni della Costituzione. Bisogna fermare i fenomeni involutivi, che stanno erodendo le basi su cui si era costruita una nazione libera, orgogliosa della sua storia!