Sabino Cassese, giurista ispirato ma non sempre illuminato, in un articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, stigmatizza il comportamento dei parlamentari dell’opposizione che alla Camera, a conclusione dell’esame della “finanziaria” di fine anno, hanno innalzato cartelli di dissenso nei confronti del governo.

Per Cassese questo comportamento è da biasimare perché non consono alla sacralità del Parlamento.

Sono inaccettabili pertanto queste manifestazioni perché i deputati hanno cercato nelle forme non corrette di far veicolare, attraverso immagini televisive di pochi secondi, la loro contestazione.

Potremmo concordare con il prof. Cassese se le sue considerazioni fossero precedute da analisi attente riconducendole allo stato di salute della democrazia e delle istituzioni di rappresentanza democratica.

Il giudice emerito della Corte Costituzionale non si pone il perché del deterioramento delle regole.

Non c’è una parola sul comportamento della maggioranza di governo che sulla legge di bilancio ha impedito il corretto dibattito parlamentare, blindando la legge con voto di fiducia su un maxiemendamento richiesto dal governo.

Senza considerare che la seconda lettura alla Camera dei Deputati è stata una farsa perché i deputati hanno dovuto approvare a scatola chiusa il testo trasmesso dall’altro ramo del Parlamento a pochi giorni di fine anno, per evitare l’esercizio provvisorio.

Sulla espropriazione delle prerogative del Parlamento, depositario della sovranità popolare, il prof Cassese sorvola.

Riconosce che i partiti hanno un deficit di democrazia interna, di comunicazione e orizzonti compressi.

Al prof. Cassese sfugge la lunga storia di dibattiti accesi, di scontri, di ostruzionismo (filibustering).

Il Paese con le sue espressioni culturali e articolazioni sociali era nel Parlamento.

Lo era con le sue luci e ombre.

Ho vissuto tra il 1976 e il 1980 l’esperienza dell’ostruzionismo dei radicali e non solo per bloccare alcune leggi (ad esempio il fermo di polizia prolungato) con discorsi fiume che duravano anche 18 ore.

Il deputato che interveniva non poteva leggere e non interrompere l’intervento pena la decadenza.

Noi facevamo i turni per presidiare l’Aula ed evitare colpi di mano.

Chi può dimenticare “i campioni” di queste maratone? Marco Boato, Gianluigi Melega, Adelaide Aglietta, Adele Faccio, Mauro Mellini, Franco Roccella.

Pensate: una sera finì il mio turno alle 21, parlava Boato, tornai il giorno successivo alle 9 e trovai in Aula Boato che ancora parlava senza interruzione.

Ciccioessere fece una acrobazia che passò nella storia: un salto dal tavolo delle commissione al banco del governo (distanza notevole) e si permise poi di scagliare un codice contro la presidente Jotti che fu brava a schivarlo.

Ci furono altri fenomeni, altre acrobazie di deputati dell’opposizione quando tentavano di arrampicarsi alle tribune del pubblico.

Erano le divisioni della società che nel Parlamento trovano espressione.

Ma il Parlamento c’era.

C’erano i Partiti.

C’era la politica.

Ora non ci sono più.

C’era il Paese con le sue tribolazioni.

Poi nella metà degli anni ’90 un disegno eversivo — che fece leva sul Pool di Mani pulite, procuratori di assalto manovrati da certa sinistra, qualche insoddisfatto della sinistra d.c, massoneria deviata, infedeli esponenti dei servizi — con leggi di riforma elettorale, confliggenti con la Costituzione, ha avviato e smantellato lo Stato di diritto, affievolito la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini al rafforzamento dell’area democratica e delle libertà civili.

Oggi la situazione con un Parlamento esangue di deputati nominati e, per la riduzione del loro numero, non rappresentativi della realtà del Paese non induce a star tranquilli, anzi…

Di questo moto eversivo nessuno ne ha parlato e ne parla.

Uomini di cultura, narratori, commentatori, esegeti, smaniosi di dietrologie, speculatori di professione, cattedratici ricchi di pergamene, sono stati silenti.

Sabino Cassese si scandalizza della esposizione di cartelli e non di un progetto in atto che sta corrodendo valori che sono riferimento della storia migliore dell’Italia.

C’è una autarchia in atto travestita di democrazia finta.

Questo è il tema vero.

Altro è solo ispirazione senza luce che squarci l’oscurità dell’oggi.