Nel nostro Paese, la prevenzione è spesso assente: abitazioni, scuole e ospedali a rischio emergono solo dopo calamità. Lo “scarica barile” politico e la gestione inefficace delle risorse aggravano i danni, mettendo in luce l’urgenza di una strategia reale di sicurezza
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Nel nostro Paese è assente la cultura della prevenzione. Solo al verificarsi di eventi calamitosi e di lacerazioni sociali vi sono riflessioni di circostanza sulla carenza di politiche di previsione.
Un dibattito per lo più astratto, come se cedimenti strutturali, ambientali e manifestazioni violente non avessero storie antiche.
La carenza di messa in sicurezza di molte abitazioni, di plessi scolastici, di strutture sanitarie, ecc., a causa dei ricorrenti fenomeni sismici, la friabilità di ampi territori con seri problemi idrogeologici, ritornano all’attenzione solo quando le calamità provocano rovine, e ci si accorge solo allora di appuntamenti mancati e di risorse non sapientemente gestite.
Lo “scarica barile” e le polemiche sterili prendono spazio fino a mettere in ombra i veri problemi. Il dramma di Niscemi, dove le disattenzioni sono evidenti, ne è un esempio.
Penso alla mia Calabria, dove ci sono state gestioni commissariali sull’emergenza rifiuti, sul dissesto idrogeologico e sulla sanità che resiste. Gestioni devastanti con sperpero di risorse, in una corsa ad operazioni di facciata per perpetuare le situazioni in peggio e non per voltar pagina.
Le vicende di rotture sociali a cui mi riferivo riguardano la sicurezza. Le violenze, i danneggiamenti, le aggressioni alle forze dell’ordine verificatesi a Torino e a Milano contro i giochi olimpici sono la spia dell’assenza di un’attività indispensabile di prevenzione.
Da qui il ripetersi di manifestazioni violente, di ferimenti delle forze dell’ordine che, con sacrifici inadeguatamente pagati, fanno il loro dovere, di distruzione di beni della collettività, privati e esercizi commerciali.
È possibile che le squadracce di teppisti criminali, che si muovono anche da Paesi europei per inserirsi nelle manifestazioni, non possano essere bloccate preventivamente? È possibile che non ci sia una doverosa collaborazione tra le forze dell’ordine e gli organizzatori, che non sono esenti da responsabilità?
Infatti, se si hanno notizie non rassicuranti sull’ordinato svolgimento della manifestazione, si potrebbe decidere di evitare i cortei e concentrare le manifestazioni in circuiti più controllabili. La libertà del pensiero e della protesta sarebbe garantita nel rispetto della legalità.
È da respingere la teoria di chi ritiene che la sicurezza si raggiunga attraverso l’inasprimento delle sanzioni penali. Chi delinque per indole e “professione” non si astiene dal consumare delitti di fronte a pene più afflittive. Se fosse solo l’aggravamento delle pene a dissuadere teppisti, criminali e assassini, il fenomeno delle mafie dovrebbe attenuarsi sensibilmente. Non è così!
Le leggi in vigore hanno prodotto risultati positivi, ma non esaustivi. È incomprensibile moltiplicare fattispecie di reati già previste in altre norme. È inaccettabile il ricorso a misure di prevenzione in contrasto con le garanzie costituzionali.
Il fermo preventivo e lo scudo penale per la legittima difesa solo per poliziotti (giusto), escludendo i cittadini, sono una forzatura.
La crisi della politica produce guasti. Gli alfieri della forza e della teoria della libertà limitata desiderano colpire la violenza con provvedimenti che generano violenza. Straripano annunci roboanti e spot propagandistici di chi non ha stimoli a ragionare e prende scorciatoie pericolose.
Quando si gioca con i valori della libertà è un danno irreparabile. Questo è il “gioco” in atto da tempo, da chi gestisce senza visione. Bisogna dire grazie a Sergio Mattarella che resiste perché la nostra storia civile non venga cancellata e sfigurata dalle violenze e dalle insipienze di un potere fortilizio, che pensa di rispondere alla violenza con atti che non la sconfiggono, ma la alimentano.
Alla violenza ci si oppone con fermezza, con valori umani non comprimibili e non con la loro negazione!

