In oltre trent'anni di trasformazioni istituzionali, dal 1994 a oggi, il bipolarismo non ha fatto il salto di qualità. Le coalizioni sono prive di una comune visione politica: sono soltanto un insieme di numeri
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Non riesco ad accettare ragionamenti sconclusionati di chi ha responsabilità nelle istituzioni e chi operando nel campo della cultura e della informazione influisce sull’opinione non di molti, per fortuna.
La politica è ridotta a un carosello o a una corsa ad ostacoli in cui la sbarra del buon senso viene saltata con acrobatica maestria.
Si dice continuamente che la legge elettorale non è il principale tema del Paese, quando dalle norme che regolano le elezioni dipende il formarsi della rappresentanza chiamata a varare leggi adeguate e a esprimere esecutivi.
Se il Parlamento è un moncherino, e’ la negazione della democrazia e di una corretta produzione legislativa. Si dice che bisogna andare verso il bipolarismo più estremo.
Due schieramenti si confrontano e il giorno delle elezioni a spoglio concluso, si deve sapere chi ha vinto.
Alle vigilia delle elezioni del 1994 si affermava che la nuova legge elettorale che introduceva il fenomeno della nomina dei parlamentari, determinando una cesura verso i dettati costituzionali, avrebbe assicurato stabilità e contenuto la proliferazione dei gruppi. Quella legislatura durò due anni, i gruppi parlamentari aumentarono a dismisura.
Le legislature successive sono state quasi sempre tormentate.
Solo quella attuale si segnala per la stabilità e durata.
Ma la stabilità e la durata non sono sinonimi di buon governo e di risultati mirabolanti.
Il governo della Meloni, enfaticamente si ricorda, ha superato De Gasperi allora e’ un dato che unisce i due in un destino parallelo.
Un’assurdità.
Sono ragionamenti che porterebbero a dare giudizi positivi alle dittature per durata (ma molti li danno a prescindere).
Non è una legge elettorale che può dare prospettive a un Paese asmatico, sé manca la politica.
L’attuale coalizione di governo è divisa sulla politica estera, sulle alleanze, su scelte economiche significative, ma va avanti per spirito di conservazione.
La sinistrata è spaccata sulla politica estera e su tanti problemi, ma sta assieme.
Ci troviamo in situazioni false, ibridi e falle enormi.
La bocciatura dell’emendamento che introduceva con sfacciataggine false preferenze ha determinato qualche vivacità, ma la Meloni va avanti verso una tornata elettorale, che porta al premierato violando Costituzione e poteri del presidente della repubblica.
E’ possibile che nessuno si scandalizzi perché le coalizioni siano un insieme di numeri senza un minimo comun denominatore politico e culturale?
Il centro è l’architrave della politica, zoccolo duro fra tanti relativismi, tecnicismi che smorzano il gusto di pensare. Sono stato convinto che parlare di seconda repubblica era un errore.
Invece ero io in errore.
Dopo il 1994 si è andata delineando un’altra repubblica rispetto a quella voluta dal popolo nel 1946, fra contraddizioni e refusi storici. L’Italia ha bisogno di governanti e non di cortigiani.
Noi siamo, per una repubblica parlamentare affrancata da signorie fuori tempo.

