L’attacco del presidente americano impone una riflessione sulle scelte del governo e sul rapporto costruito con un alleato rivelatosi imprevedibile e divisivo
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Confesso il mio smarrimento difronte l’ultima aggressione del presidente Trump alla presidente del consiglio Meloni. Sono schiacciato da interrogativi a cui non so dare risposte.
Il mio disagio è causato dalla superficialità dei commentatori e esponenti dei movimenti che si sono sostituiti ai partiti.
La solidarietà alla Meloni va data.
Non è vera solidarietà per reazione agli insulti di Trump se non si fa l’analisi sulla amministrazione statunitense. Vi è una responsabilità dei destinatari degli insulti trumpiani che sin dall’inizio hanno dato una apertura di credito al presidente USA.
La Meloni faceva ruotare come una clava questo rapporto empatico con Trump.
Alla Casa Bianca il presidente si impegnava a demolire tutti e c’era il sorriso compiacente della Meloni impegnata a essere un ponte tra la Europa e USA.
Zelensky veniva preso a calci alla Casa Bianca?
Seguiva con qualche imbarazzo un silenzio reverenziale.
Le accuse all’Europa e alla NATO non hanno avuto in una prima fase una decisa presa di posizione.
Poi la pretesa di accorpare agli USA il Canada e la Groenlandia… una assurdità! L’attacco all’Iran senza comunicarlo agli alleati non ha avuto dissensi eccessivi.
Son venuti dopo con la pretese di associare a operazioni belliche l’Italia.
Vance, spericolato nei giudizi nei confronti degli alleati, ha ricevuto abbracci.
Inverecondo il balletto dei dazi di un presidente USA, imprevedibile e cangiante, che attraverso il genero Jared Kushner e Steve Witkoff in veste di inviati ufficiali degli USA, girano per fare affari sulle guerre e sulla morte.
Ricordiamo la proposta della Meloni di riconoscere il premio Nobel a Trump.
L’attacco al Papa ha raffreddato il trasporto verso Trump.
Era troppo non condannare le offese al Santo Padre.
In questi giorni vi è stato un lavorio per recuperare il rapporto amicale tra la Meloni e Trump.
L’azione diplomatica sembrava riuscita.
Sallusti ne annunciava con enfasi il successo dopo l’incontro fra Meloni-Trump al G7.
Oggi Sallusti chiama coglione Trump…. le affinità si intercettano .
È giusto, dicevo, che la Meloni abbia la solidarietà umana.
Ma non ci sto a considerare l’insulto alla presidente del consiglio dato all’Italia che sarà solo in parte vero.
La Meloni non ha capito la natura del suo interlocutore oltre oceano e ha indebolito il nostro Paese.
Un capo di governo non può non avere capacità cognitive e agire senza ascoltare nessuno. Nello sfondo rimane la figura patetica di Tajani, simbolo di un tracollo morale e politico, con il cappellino del Board per Gaza. Un successo di complicità e servilismo.
Meloni deve spiegare perché ha messo in questa situazione l’Italia.
Ci dispiace che belle firme restino nei loro editoriali in superficie con posizioni scontate senza scomodarsi.
La maggioranza di governo fa quadrato e una certa opposizione di sinistra parla a raffica… frasi sembrano costruite dalla deficienza artificiale.
La non politica regna sovrana.
Il vero affronto fatto al popolo italiano.
Dalle cadute estreme ci si può sollevare.
Bisogna crederci e sperare!

