L’avvocato Vincenzo Belvedere spiega perché la riforma garantisce terzietà, equilibrio e fiducia nel sistema giudiziario
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di Vincenzo Belvedere*
Il sì alla separazione delle carriere dei giudici e dei procuratori è il compimento di un lentissimo percorso legislativo che ha avuto inizio con il passaggio dal sistema penale inquisitorio a quello accusatorio, oramai 37 anni or sono. Il gridare allo scandalo di molti procuratori e di pochi giudici, soprattutto quelli “politicizzati” e con funzioni apicali, regionali o nazionali, nell’ANM, è un chiaro intento di voler mantenere ben saldi gli interessi di casta e non pensare a una giustizia penale che sia — e che appaia — davvero terza nella prospettazione delle parti contrapposte, l’accusa e la difesa. Il giudice non deve solo essere terzo, ma deve apparire tale agli occhi di chi, sovente purtroppo, anche con errori grossolani, venga condannato da quel giudice.
È una riforma di civiltà, giammai contro i P.M., proprio perché finalmente farà “accettare” anche una sentenza che possa essere ingiusta. Il comune percorso di carriera, di funzioni, di assegnazione di ruoli direttivi e di sanzioni disciplinari, in un unico CSM, ha creato per troppi anni il sospetto che il giudice abbia potuto guardare con simpatia più al “collega” magistrato dell’accusa che all’avvocato, da egli davvero distante, in quanto nessun percorso avrebbe potuto agevolare o contrastare quel giudice. La riforma è una chiara difesa del giudice e non un “contrasto” ai P.M., che continueranno a svolgere il loro lavoro con medesima forza e vigore.
Infine, sulla boutade di alcuni P.M., quelli cosiddetti “d’assalto”, dell’arresto a tutti i costi — magari di popolazioni intere, se non di “derattizzazioni” (mai espressione fu più infelice!) — e dell’idea che si possa essere sottoposti alle ubbie del ministro della Giustizia, il legislatore ha addirittura previsto in Costituzione ciò che prima non vi era: l’indipendenza del P.M.
Si tranquillizzino i magistrati militanti che difendono lo status quo. Quella magistratura, esercitata con le sentenze in nome del Popolo italiano, dal medesimo Popolo avrà un impulso verso un giusto e doveroso approdo.
*Avvocato penalista

