Secondo la Commissione europea, il nostro Paese rischia di diventare nel 2027 l’economia europea meno dinamica e la più indebitata. Una valutazione che pesa sul Governo
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Per mesi il governo ha raccontato agli italiani l’immagine di un Paese forte, stabile, autorevole in Europa, con un’economia “migliore delle attese” e un’occupazione definita “record”. Poi sono arrivati i numeri veri.
E per Giorgia Meloni la doccia fredda è arrivata direttamente dalla Commissione europea.
Le previsioni economiche di primavera diffuse da Bruxelles smontano gran parte della narrazione economica costruita negli ultimi mesi dal governo italiano. Il giudizio è pesante: nel 2027 l’Italia rischia di diventare l’ultima economia europea per crescita e, allo stesso tempo, il primo Paese dell’Eurozona per livello di debito pubblico.
Tradotto in termini politici: economia quasi ferma e conti pubblici sempre più fragili.
Una valutazione che pesa ancora di più perché arriva mentre Palazzo Chigi continua a rivendicare risultati economici definiti “storici”.
Secondo la Commissione europea, il PIL italiano crescerà appena dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Numeri estremamente bassi per un Paese che avrebbe bisogno di accelerare investimenti, produttività e consumi. Nel 2026 soltanto la Romania farà peggio dell’Italia. Nel 2027, invece, nessun altro Paese europeo registrerà una crescita inferiore.
Ma il dato che rischia di trasformarsi in un problema politico enorme per il governo riguarda soprattutto il debito pubblico.
Mentre persino la Grecia, simbolo della grande crisi finanziaria europea degli ultimi anni, continua a ridurre il proprio rapporto debito/PIL, l’Italia farà il percorso opposto: il debito salirà fino al 139,2%. È un sorpasso dal peso simbolico enorme.
Per anni la politica italiana ha indicato la Grecia come il modello da evitare. Oggi invece Bruxelles certifica che sarà proprio l’Italia governata dal centrodestra a diventare il Paese più indebitato dell’Eurozona.
E non è l’unico rilievo contenuto nel documento europeo. La Commissione critica anche le fragilità strutturali del sistema energetico italiano, definendo il nostro Paese uno dei casi più esposti alla dipendenza dal gas. In sostanza, mentre altri Stati europei hanno investito con maggiore decisione sulle energie rinnovabili, riducendo l’impatto dei rincari energetici, l’Italia continua a subire pesantemente ogni crisi internazionale.
Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: il Paese oggi paga anni di ritardi strategici e scelte energetiche mai realmente risolte.
E la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente con la fine della spinta economica garantita dal Pnrr. La Commissione europea avverte infatti che il progressivo esaurimento dei fondi del Recovery Fund ridurrà la capacità di investimento pubblico. In altre parole, senza la spinta straordinaria dei fondi europei, l’economia italiana rischia di rallentare ancora di più.
Dentro questa analisi emerge anche un’altra verità che il governo tende spesso a nascondere dietro i numeri assoluti dell’occupazione.
È vero che gli occupati sono aumentati. Ma l’Italia resta ancora tra gli ultimi Paesi europei per tasso di occupazione. E soprattutto continua a registrare uno dei peggiori dati sul lavoro femminile.
Ed è proprio qui che si incrina una parte della propaganda economica del governo.
Perché un Paese non cresce davvero se milioni di donne restano fuori dal mercato del lavoro, se la produttività ristagna, se i salari reali faticano a recuperare potere d’acquisto e se il debito continua ad aumentare mentre la crescita resta tra le più basse d’Europa.
La sostanza del messaggio europeo è semplice quanto politicamente pesante: l’economia italiana oggi non corre. Sopravvive. E il problema per Meloni è che questa volta a dirlo non sono le opposizioni italiane. Lo scrivono direttamente le istituzioni europee.

