È uno degli elementi emersi con maggiore nettezza nelle analisi del giorno dopo: nel voto referendario spicca con forza una frattura territoriale che riguarda soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, il campo del centrodestra. Nelle regioni meridionali il No si impone con margini ampi, spesso oltre il 60 %: è il caso della Campania (65,3 %), della Sicilia (circa 61 %) e della Basilicata (60 %). Anche la Calabria si inserisce pienamente in questo quadro, con il No che raggiunge circa il 57 %, confermando una tendenza netta e omogenea nell’intero Sud.

Il quadro che ne deriva è quello di un’Italia divisa, dove il Mezzogiorno si distingue per una marcata opposizione alla riforma. Secondo Lorenzo Pregliasco di YouTrend, questo risultato riflette un disagio più profondo: «Nelle aree più fragili, quando si presenta l’occasione di esprimere un voto contrario, questo si manifesta in modo molto ampio», ha detto al Corriere della Sera. Un segnale che non si traduce automaticamente in consenso per l’opposizione, ma che potrebbe mettere in difficoltà il centrodestra nei collegi decisivi alle prossime elezioni politiche.

Il voto “mobile” del Sud e le crepe negli schieramenti

Un altro elemento che caratterizza il risultato meridionale è l’elevata volatilità elettorale. Nel Sud, infatti, il comportamento degli elettori appare meno allineato agli schieramenti tradizionali rispetto al resto del Paese. L’Istituto Cattaneo stima che tra il 10% e il 30% degli elettori di centrodestra abbia scelto di votare No, rompendo con l’indicazione politica di riferimento.

Fenomeni analoghi si sono registrati anche tra gli elettori del centrosinistra, sebbene in misura tale da non compensare lo squilibrio complessivo. Al di fuori del Mezzogiorno, invece, il comportamento elettorale si è mantenuto molto più coerente: sia gli elettori del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle sia quelli del centrodestra hanno seguito in larga parte le indicazioni dei rispettivi schieramenti.

Tra voto di opinione e protesta sociale

Nel Mezzogiorno il voto sembra dunque assumere caratteristiche meno ideologiche e più legate a dinamiche locali e sociali. È quanto emerge anche dall’analisi dell’Istituto Cattaneo, secondo cui il comportamento elettorale nel Sud risponde meno a logiche di appartenenza politica.

Alcuni dati lo confermano: a Palermo circa il 22% degli elettori che nel 2022 avevano scelto il centrodestra ha votato No, mentre a Napoli la quota sale fino al 35%. A incidere è stata anche l’astensione: a livello nazionale gli elettori del centrosinistra hanno partecipato in misura maggiore, mentre tra quelli del centrodestra si registra una perdita tra il 12% e il 15% verso il non voto.

Una nuova geografia politica

Se si proiettano questi risultati su un possibile scenario politico, emerge una configurazione già in parte osservata nelle elezioni regionali: un Paese diviso tra un Centro-Nord più favorevole al centrodestra e un Sud dove le forze progressiste risultano più competitive, insieme alle grandi aree urbane e alle regioni dell’ex Zona Rossa.

Questa dinamica, rafforzata dall’asse tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, potrebbe rappresentare un elemento chiave in vista delle prossime scadenze elettorali, a partire dal 2027.

Il limite politico dei risultati referendari

Nonostante l’ampiezza del risultato, gli analisti invitano alla cautela nell’interpretazione politica del voto. I circa 15 milioni di No non possono essere considerati automaticamente come un bacino elettorale a favore del centrosinistra.

Anche ipotizzando una trasposizione diretta dei voti referendari sugli schieramenti politici, il quadro resterebbe estremamente incerto. Secondo l’Istituto Cattaneo, una simile simulazione porterebbe con ogni probabilità a una maggioranza parlamentare molto ridotta per la coalizione vincente, se non addirittura a una situazione di equilibrio.

Scenari futuri e incognite elettorali

Le proiezioni basate sull’attuale sistema elettorale mostrano un quadro competitivo: alla Camera si stimano 69 collegi sicuri per il centrosinistra, 49 per il centrodestra e ben 29 in bilico. Una distribuzione che rende plausibile sia un pareggio sia una vittoria di misura.

Molto dipenderà però dalle riforme in discussione, a partire dalla legge elettorale: l’introduzione di un premio di maggioranza potrebbe infatti modificare radicalmente gli equilibri e trasformare un risultato incerto in una vittoria netta.