Il presidente della Calabria li invita ad entrare in Forza Italia, l’ex premier in ItaliaViva. I centristi stanno alla finestra, ma da tempo vivono con sofferenza la coabitazione in un Pd che li emargina e con Schlein si sposta più a sinistra
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Principe e Occhiuto dopo la presentazione del libro (foto Fb Principe)
Dove vanno i riformisti? Il gruppo politico in Italia è da tempo alla ricerca di un posto politico dove andare, ma non ne hanno mai trovato uno all’altezza. In questo periodo però sono particolarmente corteggiati da entrambi gli schieramenti e la domanda è tornata particolarmente di moda dopo la presentazione del libro di Roberto Occhiuto al teatro Rendano di Cosenza.
Seduto nel pubblico c’era infatti il sindaco di Rende, Sandro Principe, che il presidente della giunta regionale ha tirato più volte in ballo nel suo ragionamento. A più riprese ha detto «vero Sandro?», «Giusto Sandro?». Non solo c’è stata poi la dedica al miele al momento firmacopie che Occhiuto si è concesso. Certo, fra i due ci sono rapporti istituzionali ottimi che hanno portato la giunta Occhiuto a decidere di realizzare ad Arcavacata di Rende il nuovo ospedale di Cosenza. E’ presto per capire se vi sia anche qualcosa di più. E’ un fatto però che Principe abbia dato vita all’associazione politico-culturale “I Riformisti” che non è mai stata tenera col Pd.
Il punto, ovviamente, va oltre l’autorevole figura di Sandro Principe. Occhiuto sa benissimo che per invertire il destino di un partito “ingiallito” c’è bisogno di allargare da un punto di vista sociale e anagrafico la sua sfera di influenza. Ecco i richiami all’appeal della Forza Italia degli albori, al suo essere smart e seducente anche per i ragazzi. In fondo, ha spiegato, la nascita del libro è funzionale proprio ad attrarre consensi da fuori. Al punto che l’altra sera, durante un dibattito televisivo alla presenza di Galeazzo Bignami e di Maria Elena Boschi, ha scandito che «io per esempio una come Boschi dentro il centrodestra la vorrei, come anche Calenda e gli altri riformisti».
Il problema è che oggi i riformisti sono contesi. Anche Matteo Renzi, nel chiudere la Leopolda, ha fatto un appello ai riformisti che militano in Forza Italia: «a tutti i centristi: il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l'Europa, non può farlo chi ha creduto al sogno europeo di Berlusconi. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnale arriverà a breve». Un appello più che comprensibile e che spiega anche perché il leader di Italia Viva stia nella coalizione sia pure guardato con una certa diffidenza dagli alleati. Con un Pd che si è spostato su posizioni sempre più di sinistra ha bisogno di qualcuno che raccolga voti che lei non prenderebbe, e comunque di un commensale centrista alla tavola di una coalizione altrimenti troppo sbilanciata.
Ovviamente Occhiuto gliel’ha subito ribaltata: «Che mai dovrebbero farci riformisti e liberali lì?» si è chiesto retoricamente parlando di un campo largo fatto da «una sinistra radicale che mette in discussione il sostegno all’Ucraina, parla di nuove tasse e patrimoniali e che promuove assistenzialismo e statalismo».
Tutti li cercano, tutti li vogliono questi riformisti. Ma il sospetto è che si tratti di un amore interessato. Sondaggi alla mano le due coalizioni sono sostanzialmente in equilibrio. Con la nuova legge elettorale basta un battito d’ali di farfalla a decidere chi vince e chi perde, basta uno zero virgola ad arrivare al fantomatico premio di maggioranza che apre una strada sicura non solo per la governabilità ma soprattutto per l’elezione del futuro Presidente della Repubblica. La caccia allora è aperta. A chi cederanno i riformisti?



