Capolista dem è Maria Antonietta Rositani che dice: «è una scelta del popolo». Battaglia boccia l’iniziativa dell’avversario: «Siamo mille miglia lontani dalla ‘ndrangheta». E la presidente del partito Bruzzese immagina un patto di coalizione contro l’autonomia differenziata
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Alla vigilia dell’apertura della campagna elettorale da parte del candidato sindaco per il centrosinistra Domenico Battaglia, è il Partito democratico a presentare i suoi candidati in vista delle elezioni comunali di fine maggio. Messa da parte l’idea di provare a costruire la seconda lista con Democratici progressisti, i dem hanno scelto di costruire una lista forte che mette insieme importanti esperienze amministrative avute in città, con consiglieri comunali uscenti, donne e uomini che hanno governato, anche con ruoli importanti amministrativi in città, insieme ad alcuni elementi di novità. Una su tutte la scelta della capolista, Maria Antonietta Rositani, che ha scelto di mettersi in gioco per qualcosa di più di una partita meramente elettorale. Il segretario regionale Nicola Irto invita ad interpretare la sua presenza – per il suo vissuto di vittima di violenza da parte dell’ex marito - come un segnale dell’interesse che i dem vogliono dedicare al tema: «Faremo delle iniziative e delle proposte legate al tema della violenza di genere, che è un tema centrale e importante nella nostra società e anche su questo, a tutti i livelli, ci saranno delle iniziative che presenteremo, quindi non solo un simbolo elettorale, ma un simbolo concreto dell'impegno e del fare di un partito che vorrà mettere in campo dei progetti, delle idee e delle proposte su questo tema».
Maria Antonietta Rositani, ringrazia e si mostra pienamente calata nella parte di candidata e quindi di simbolo per le donne, ma non solo, che vogliono combattere la violenza di genere: «È una scelta del popolo, io seguo la gente, cerco di portare avanti quelli che sono i miei obiettivi. In tanti mi conoscono per la mia storia, una storia di forza, è vero, e di coraggio, ma una storia anche che spesso rimane nell'ombra e rimane in silenzio».
Oggi Maria Antonietta Rositani vuole portare la fiducia, la speranza nella politica, «affinché possa essere il mio un viaggio con delle risposte, delle risposte concrete a quelli che sono i bisogni reali di donne vittime di violenza e persone più fragili. Tante sono le donne che hanno bisogno di aiuto, ma tante sono le donne che si sentono sole: bisogna abbattere il muro della vergogna e cercare insieme di poter costruire un futuro migliore».
Uno dei temi a lei più cari riguarda le case che donne vittime di violenza non riescono ad affittare: «Perché purtroppo i locatori sono diffidenti nell'andare a dare un affitto a queste donne. Questa è la prima cosa per la quale io mi voglio impegnare. E poi riscoprire l’articolo 18, un articolo che purtroppo noi donne vittime di violenza, di reati gravi e lesioni gravissime, non conosciamo, ma che ci potrebbe aiutare tantissimo dal punto di vista lavorativo».
Rositani poi spiega come è arrivata la candidatura: «Ho accettato questa chiamata perché a chiedermela è stata una persona, Maurizio Chiarolla, che mi ha subito colpito il cuore. Mi sono rivista con i loro ideali, mi sono rivista con le persone che ho a fianco. Pertanto, ripeto, Polis Popolo, io ho scelto i democratici per il rinnovamento e soprattutto per la lotta contro la disuguaglianza».
Maurizio Chiarolla è anche candidato alla presidenza della Circoscrizione Reggio Centro sud, e sulla sua candidatura è sorto un vero e proprio caso politico in quanto il centrosinistra in questo caso si è sdoppiato con un candidato unitario (Azzarello) e uno (per l’appunto Chiarolla) sostenuto espressamente dal Pd che ha piazzato proprio la Rositani capolista alla circoscrizione.
Il segretario provinciale Giuseppe Panetta liquida così una vicenda che ha tenuto in tensione partito e coalizione di centrosinistra, dimostrando che non tutto segue una direzione univoca: «sono un po' rammaricato, politicamente dispiaciuto, di aver avuto questa divisione nelle circoscrizioni. Purtroppo i tempi, ma anche un sistema elettorale che io apprezzo, hanno prodotto questo neo. Dopo il voto dobbiamo ricomporre e cercare l'unità delle forze che si riconoscono nel Pd». Dunque, intanto si va divisi.
Intanto però Irto si consola pensando e dicendo ad alta voce che «c'è una squadra fatta di persone che stanno per strada, che conoscono la città, che ne conoscono i problemi, che possono davvero risollevare le sorti della città, senza dimenticare di valorizzare le tante cose che sono state fatte».
Battaglia: «Il Partito democratico per me è casa»
Sulla stessa lunghezza d’onda è il candidato sindaco Battaglia che ancora una volta ha voluto sottolineare come «nel bene e nel male, quando si vince e quando si perde» lui è sempre fedele – e lo è sempre stato se si pensa alle primarie del 2014 – al suo partito, che sente «casa», e ai patti, contrastando fortemente l'idea che chi passa dall'altro lato trovi di meglio: «Noi siamo sempre dallo stesso lato, ripeto, quando si vince e quando si perde, perché si è comunità, si è responsabili, quando si è in un partito che ha visione, che ha preso per mano questa città. Perché qui c’è chi interpreta la politica con gli emendamenti spot, e non con l'idea sistemica di governo della città».
Battaglia ricorda quindi lo scioglimento del Comune per bocciare l’iniziativa del suo avversario Cannizzaro che ad Arghillà ha riunito nei giorni scorsi i suoi candidati per dire che «la ‘ndrangheta fa schifo»: «noi non dovremmo raccomandare ai nostri candidati di non chiedere voti alla ‘ndrangheta come qualcuno ha fatto in questi giorni, perché i nostri candidati dalla ‘ndrangheta sono lontani mille miglia. Non avremo questo bisogno».
Lo scontro elettorale
A tenere banco anche i toni di questo inizio di campagna elettorale, iniziata forse in sordina, ma riaccesasi subito con lo scontro social tra Giuseppe Falcomatà e Francesco Cannizzaro che ha innescato anche tante e diverse reazioni. Per il segretario regionale Irto un po' di pepe sulla campagna elettorale ci può stare e la polemica, «si deve fare sulle cose che si dicono e poi non si fanno, sulla politica, sulle scelte politiche, poi il modo di approcciarsi a un comizio ognuno lo fa come si sente, per sé stesso. Io penso che il dibattito politico debba essere sulle cose, con una dialettica anche dura, sulle cose da fare. Io penso che il centrodestra abbia grandi contraddizioni».
Il riferimento di Irto è la «coerenza, perché parlare di discontinuità, di cambiamento, quando nelle liste è pieno di gente che fino a ieri ha governato con il centrosinistra spiegatemi dove sta la credibilità, o nelle liste, ci sono liste del famoso modello Reggio che hanno distrutto la città. Io vorrei capire la novità, dove sta?».
Un patto contro l’autonomia differenziata
Tra gli interventi c’è anche quello di Tania Bruzzese, presidente provinciale del Partito democratico, convinta sostenitrice del metodo delle Primarie che, dopo aver fatto un appello per una grande manifestazione per la pace, rivolgendosi al candidato ha inteso sottolineare come sia «il candidato che i reggini e le reggine hanno scelto. Non sei il candidato di logiche spartitorie, di scambi di potere, ma sei l'esempio e il risultato della democrazia più bella, della democrazia più profonda. Non ti ha scelto Roma, non ti abbiamo scelto nelle stanze di potere».
Poi, l’affondo sul candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro, reo di rimanere silente di fronte al tema dell’autonomia differenziata, che si traduce in una richiesta ben precisa. «Mimmo sia sottoscritto un patto contro l'autonomia differenziata da tutte le forze politiche che partecipino a questa campagna elettorale, domani, così mettiamo alla prova chi parla di Reggio Calabria e come ne parla. Perché questo è un tema dirimente, che riguarda Reggio direttamente, è un tema che non può essere più rimandato perché riguarda la prospettiva e lo sviluppo della città».

