Poteva essere la leader che traghettava la destra italiana nella modernità. Ha perso l’occasione di dare vita a un grande partito europeo
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Va sempre peggio per la Giorgia nazionale. Per quattro anni è sembrata imbattibile. Oggi appare sempre più fragile. Perché la realtà, alla fine, presenta il conto. La crisi economica morde, la povertà avanza, le famiglie vivono in gravi difficoltà. L’Italia perde le nuove generazioni che emigrano all’estero. Il sud è in pieno spopolamento.
I centri in Albania? Un clamoroso flop; il potente amico del cuore americano è in pieno delirio di onnipotenza; il suo adorato fratello ungherese è stato cacciato via a calci. E se non bastasse, i soci europei diffidano di lei; il referendum è andato malissimo.
Giorgia vuole assolutamente battere il record del governo più longevo. Per cui ha protetto troppi ministri impresentabili e lasciato in carica tanti altri inadeguati pur di arrivare a fine legislatura. Intanto la famiglia Berlusconi è in fibrillazione, Salvini le prepara una trappola al giorno, i consensi calano, le indagini della magistratura preoccupano sempre di più.
E mentre tutto questo accade, proprio in queste ore arriva l’idea più sconcertante: pagare gli avvocati perché convincano i migranti ad andarsene. Non solo e non tanto una scelta politica, ma una vera e propria resa travestita da soluzione. Addirittura una taglia. Un provvedimento del tutto incostituzionale. Siamo all’improvvisazione. Un corto circuito che farebbe cadere qualsiasi governo.
Il tempo per Giorgia Meloni si sta consumando in fretta. Ha avuto più possibilità e opportunità di qualsiasi altro capo di governo della Repubblica. Ma lei le ha utilizzate per raccontare quotidianamente che tutto era rosa e fiori, che tutto andava meravigliosamente bene, che il suo è il governo più importante e potente al mondo.
Peccato. Sì, peccato: Giorgia poteva essere la leader che traghettava la destra italiana nella modernità. Ha perso l’occasione di dare vita a un grande partito europeo, liberale, definitivamente antifascista, ancorato alla democrazia costituzionale. Invece ha seguito La Russa, che ha protetto per quattro anni la Santanchè, al quale viene una forte “labirintite” quando deve pronunciare la parola ‘antifascista’.
Gianfranco Fini la strada della nostalgia l’aveva abbandonata per seguire quella della democrazia liberale. Fu abbattuto dai nemici interni. Anche con l’avallo di chi oggi governa.
Ora resta solo una domanda, sempre meno sussurrata: il ciclo è già finito? E soprattutto, chi si prepara a raccoglierne l’eredità, magari fuori dalla politica, magari con un nome che pesa ancora.
Se Giorgia crolla, arriva Marina? Un incubo per la presidente, sempre più in crisi di credibilità interna e internazionale.

