La manifestazione organizzata dal Carroccio con lo slogan “Padroni a casa nostra”. Parla la parlamentare calabrese: «Il Patto di Stabilità va sospeso, servono risorse per aiutare gli italiani a pagare le bollette»
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In un clima politico segnato da tensioni internazionali, difficoltà economiche e un confronto sempre più acceso sul futuro dell’Unione europea, la Lega torna in piazza a Milano oggi pomeriggio con lo slogan “padroni a casa nostra”. Una manifestazione che riunisce movimenti e partiti europei e che rilancia temi centrali come sovranità, immigrazione, vincoli di bilancio e ruolo dell’Europa.
Abbiamo intervistato l’onorevole Simona Loizzo per comprendere gli obiettivi politici di questa mobilitazione, l’idea di Europa proposta dalla Lega e il messaggio rivolto agli alleati di governo e ai cittadini, con uno sguardo particolare al Mezzogiorno.
Onorevole Simona Loizzo, la Lega scende in piazza a Milano con lo slogan “padroni a casa nostra”: è una sfida politica all’Europa o una richiesta di riforma?
«Più che una sfida, è un messaggio chiaro all’Europa, alla quale chiediamo di agire e prendere una posizione netta rispetto alle tensioni internazionali che stiamo vivendo e che, se non fermate al più presto, rischiano di paralizzare le nostre aziende e soffocare i cittadini. Non possiamo permetterlo e non possiamo più aspettare. Che altro deve succedere affinché l’Europa si svegli?»
La manifestazione riunisce forze politiche di diversi Paesi europei. Che tipo di Europa avete in mente: un’Europa più unita o un’Europa delle nazioni?
«Noi vogliamo un’Europa che sappia fare gli interessi degli Stati che rappresenta e che assuma decisioni chiare rispetto a quello che sta accadendo. L’Europa non può sottovalutare l’impatto che la crisi in Medio Oriente potrebbe avere nei prossimi mesi e dovrebbe agire subito, prima che sia troppo tardi. Non si può aspettare di essere già in piena recessione per intervenire: molte famiglie stanno già pagando bollette carissime e tante imprese sono in difficoltà».
Il tema economico è centrale: davvero pensa che uscire dai vincoli di bilancio europei sia una strada percorribile senza mettere a rischio la stabilità finanziaria dell’Italia?
«Sospendere il Patto di Stabilità è, a nostro avviso, l’unica soluzione per poter utilizzare le risorse in modo efficace a sostegno di famiglie e imprese in difficoltà. La Lega pone una questione semplice: se l’Europa consente di impiegare risorse per acquistare armi, perché non dovremmo poter utilizzare quelle stesse risorse per aiutare gli italiani a pagare luce, gas e carburante? Serve ritrovare un margine di autonomia rispetto a vincoli che riteniamo ormai insostenibili».
Quando parlate di vincoli “insostenibili”, vi riferite a una revisione del Patto di stabilità o a un superamento radicale delle regole attuali?
«Chiediamo la sospensione del Patto di Stabilità. Voglio ricordare che da quando siamo al Governo abbiamo lavorato in modo serio e pragmatico per mettere in ordine i conti pubblici e costruire politiche fondate su responsabilità finanziaria, mantenendo alta la fiducia di investitori, consumatori e dell’Unione europea. L’Italia ha dimostrato di saper rispettare i parametri europei, rientrando nel rapporto deficit/PIL. Oggi, però, di fronte a difficoltà diffuse, è necessario che l’Europa dimostri maggiore flessibilità».
Immigrazione e sicurezza restano temi centrali della vostra agenda: quali misure concrete proponete oggi, oltre agli slogan?
«Basta leggere le cronache quotidiane per capire che il tema dell’immigrazione resta centrale. Le nostre proposte sono chiare: controllo delle frontiere, accordi con i Paesi di origine e una gestione realmente europea dei flussi migratori, che non lasci soli i Paesi di primo approdo come l’Italia. Esistono molte storie positive di integrazione, ma chi arriva nel nostro Paese per delinquere o usare violenza non ha diritto di restare».
Criticate quella che definite una “censura” della sinistra. Ma non crede che il linguaggio utilizzato in queste manifestazioni rischi di alimentare divisioni nel Paese?
«La Lega è sempre scesa in piazza in modo civile e pacifico. Non siamo noi a legittimare manifestazioni violente. Chi partecipa a cortei in cui la violenza prende il sopravvento, chi sfila accanto a frange estreme che attaccano le forze dell’ordine o danneggiano le città, non siamo certo noi. Forse questa domanda andrebbe rivolta a chi ritiene che si possa scendere in piazza solo per sostenere un’unica visione politica. Questo non è pluralismo democratico».
Ci sarà una forte presenza anche dal Mezzogiorno: cosa risponde a chi sostiene che le politiche della Lega abbiano storicamente penalizzato il Sud?
«Rispondo che i risultati parlano da soli. Con Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono stati avviati, solo in Calabria, cantieri per un valore complessivo di circa 22 miliardi di euro. Opere che servono a far crescere l’economia e migliorare la vita dei cittadini. Penso alla Statale 106 Jonica, al Ponte sullo Stretto e alle infrastrutture collegate. Il tasso di occupazione è cresciuto e il Sud sta assumendo un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del Paese. La Lega è vicina ai territori: chi dice il contrario non racconta la realtà».
Guardando agli alleati europei presenti in piazza, alcuni sono stati accusati di posizioni anti-europee o filorusse: è un’alleanza che non rischia di isolare l’Italia?
«Non si tratta di essere contro qualcuno, ma di stare dalla parte dei cittadini. Difendere i propri confini, la propria identità e i propri territori non significa isolarsi. Significa chiedere rispetto per le nostre tradizioni, per la nostra cultura e per le nostre eccellenze, che non devono essere penalizzate da provvedimenti folli. Significa sostenere chi produce e crea lavoro. Noi vogliamo un’Europa più attenta a tutto questo, e oggi non lo è abbastanza».
Qual è il messaggio politico che volete mandare al Governo italiano e, in particolare, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni?
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già dimostrato attenzione su questi temi, condividendo la necessità di maggiore flessibilità sui vincoli europei. Non esiste alcun problema nella maggioranza, che anzi è coesa e determinata. Se oggi in Europa qualcosa sta cambiando, penso ad esempio alle politiche migratorie, è anche merito di questo Governo che ha saputo farsi ascoltare.
Questa piazza è solo un momento simbolico o segna l’inizio di una nuova fase politica della Lega in Europa?
Non è una fase nuova, ma una posizione coerente con quello che la Lega ha sempre detto e sostenuto con forza. L'Europa dei burocrati ha fallito e non ha portato risultati. Essere totalmente distanti dai territori ha portato a politiche fuori da ogni realtà, e penso al Green Deal o ancora ai vincoli di bilancio che ci impediscono di spendere i soldi per aiutare il nostro popolo.
L'Europa non può essere debole di fronte ai grandi cambiamenti del mondo. Questo è quello che la Lega non chiede oggi, domani o sabato in piazza. Questo è quello che la Lega chiede da tempo ormai ed è ora che qualcuno ascolti gli Stati membri di una comunità che deve riscoprire il suo ruolo e la sua forza.


