Nel dibattito sulla nuova legge elettorale tutti guardano il dito, ovvero le preferenze, e non la luna. E’ evidente che l’obiettivo finale di Giorgia Meloni sta tutto nel premio di maggioranza che è previsto all’interno della legge, al di là delle preferenze. La possibilità di permettere ai cittadini di scegliere (su una rosa di nomi comunque indicata dai partiti) è una sorta di specchietto per le allodole a cui la premier tiene fino alla curva. Il cuore della legge è appunto il premio di maggioranza che permette non tanto la stabilità (in fondo il suo è il Governo più longevo di sempre anche con il Rosatellum) ma la prospettiva di elezione del Presidente della Repubblica.

Non è un caso se la premier, nelle settimane scorse, ha voluto sdoganare l’idea di un Capo dello Stato di “destra”, su questo seguita a ruota dal presidente del Senato Ignazio La Russa (qualcuno si sbilancia anche in un possibile derby fra i due per la nomina). Il problema però è che il premio scatta se la coalizione raggiunge il 42% dei consensi. Soglia non certo facilissima da raggiungere soprattutto visto quello che si agita nell’attuale panorama politico italiano dove gli outsider si moltiplicano.

Non c’è soltanto Roberto Vannacci a rubare voti alla destra. Anche nel centrosinistra sta per arrivare l’outsider che non ti aspetti che potrebbe mettere in crisi la coalizione. Stiamo parlando di Alessandro Di Battista con la sua associazione “Schierarsi”. Secondo gli ultimi rumors, l’ex parlamentare sarebbe prontissimo a scendere in campo e potrebbe annunciarlo già alla fine dell’estate. Le avvisaglie ci sono tutte. Su esplicita domanda del giornalista Andrea Scanzi, Di Battista ha risposto: «Non cambierei la mia vita attuale con quella che facevo in Parlamento, ma provo un senso di responsabilità verso i tanti che non vanno più a votare e verso i 4mila iscritti a Schierarsi (la sua associazione, ndr). E poi non credo nel bipolarismo: un progetto di rottura potrebbe migliorare sia l’opposizione che la maggioranza». Insomma né un sì né un no.

Ad alimentare i boatos però ci ha pensato il fondatore ovvero Beppe Grillo che ha attaccato a testa bassa Giuseppe Conte e ha rivendicato le ragioni per cui era nato il MoVimento5Stelle. Il comico genovese ha poi aggiunto che le domande per cui era nato il MoVimento sono ancora attuali e sono ancora fuori dai palazzi. Un modo per dire che c’è una domanda politica ancora inevasa.

I soliti ben informati dicono che Di Battista è più restio sulla possibilità di creare liste competitive. Però in molti lo stanno spingendo fra cui l’ex sindaco di Roma, Virginia Raggi che da tempo si è messa politicamente in pausa ma anche, più sottotraccia, la sua ex collega Chiara Appendino sempre più insofferente verso la linea di Giuseppe Conte. In Calabria dicono che molti ex grillini, soprattutto fra gli ex parlamentari della prima ora 5 Stelle, sono interessati al progetto ma per il momento stanno alla finestra.

In molti fanno notare a Di Battista che come dimostra il caso Vannacci il modello funziona. Secondo alcuni sondaggi una ipotetica lista Di Battista potrebbe attestarsi attorno al 3,5%. Non tantissimo ma una cifra che può crescere, ma soprattutto essere decisiva in una elezione che in prospettiva è sul filo di lana. Ma soprattutto rischia davvero di sparigliare le carte sia a destra e al sogno presidenziale della Meloni, sia a sinistra.In fondo come ha detto lo stesso DI Battista il bipolarismo agli italiani davvero poco si attaglia.