Nel corso dell’audizione alla commissione Ambiente del Senato sul ddl Commissari, il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha messo in evidenza le criticità del provvedimento: «Il tema principale della nuova gara non è risolto dal decreto».

«La soluzione è una nuova gara pubblica, un nuovo contratto a vantaggio di un progetto che potrebbe essere più avanzato e moderno, ma anche per evitare contenziosi e con la garanzia di rispettare la normativa europea», ha spiegato Busia.

Parole che diventano terreno di scontro politico. «Le parole del presidente dell’Anac, Giuseppe Busia sono una conferma netta di quanto il Pd denuncia da mesi: il decreto Commissari viola palesemente il diritto europeo degli appalti e, a nostro avviso, anche la normativa europea su antitrust e aiuti di Stato», dichiarano i senatori dem Antonio Nicita e Nicola Irto.

«Il valore dell’appalto è lievitato con un incremento del 248%, senza tenere conto delle attuali spinte inflattive. La direttiva europea 2014/24/Ue è limpida: se si va oltre il 50% di aumento, la gara va rifatta. Oggi il presidente Busia lo ha confermato. Non si può continuare a far finta di nulla, bloccando risorse pubbliche sull’altare della propaganda», aggiungono.

I due senatori sottolineano inoltre i rischi anticoncorrenziali e di aiuti di Stato: «È cambiato il contenuto della gara, l’apporto dei privati, il rischio economico. Senza una nuova gara si escludono concorrenti, si riducono possibili risparmi di fondi pubblici e si sostiene l’attuale impresa, prefigurando illegittimi aiuti di Stato».

Non manca, successivamente, l’affondo: «Il Governo dica agli italiani che i lavori del Ponte sono stati spostati al 2030 e che le risorse del 2026 e 2027, provenienti da ex Fsc delle Regioni, sono state destinate ad abbattere il debito di Rfi. Basta bugie e forzature. Il rischio di contenziosi e anche di danno erariale è altissimo».

Stilettata, infine, all’amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «Ciucci prospetta l’avvio del ponte sullo Stretto nell’estate 2026. Proprio nella stagione dei ritardi ferroviari, già spiegati dal ministro Salvini con chiodi, lucchetti, fantasmi e fantasie varie», evidenzia Irto, che aggiunge ironicamente: «Ci auguriamo che allora il Ponte non debba fare i conti con gli stessi imprevisti creativi. Sarebbe curioso vederlo fermato dagli stessi ‘ostacoli’ che hanno bloccato i treni l’anno».